Matteo Berrettini si prende un posto nei quarti di finale del Roland Garros e lo fa con una vittoria pesante, di quelle che raccontano molto più del punteggio. L’azzurro ha superato Juan Manuel Cerundolo con il risultato di 6-3 7-6(2) 7-6(6), chiudendo in tre set una partita dura e salvando tre set point nel tie-break finale, quando l’argentino era salito fino al 6-3. Un passaggio delicatissimo, trasformato da Berrettini in una prova di forza mentale prima ancora che tecnica.
A fine partita, la sua esultanza ha detto molto. In conferenza, Matteo è partito proprio da quella sensazione: “Credo che abbiate visto la celebrazione dopo il match. Ero carico, felice e, ancora una volta, grato. È stata una partita davvero dura. Ho lottato, soprattutto nel terzo set. Ero sotto di un break e 6-3 nel tie-break. Sono riuscito a vincere in tre set, il che è fantastico, e penso che nel complesso sia stato un tennis di livello molto alto. Sono davvero felice e orgoglioso di me stesso.”
Il successo pesa ancora di più se messo accanto a tutto quello che Berrettini ha attraversato negli ultimi anni. Infortuni, stop, ripartenze, momenti in cui anche colpire qualche palla o tornare a competere sembrava complicato. Per questo una vittoria così, in uno Slam e su una superficie che per lui non è mai stata la più immediata, ha un sapore diverso: “Sì, rende tutto più dolce, perché adesso ricordo quanto ero triste, e ora sono così… Non sono sorpreso, ma ho dimostrato a me stesso, ancora una volta, che potevo farcela. Anche nel momento più difficile ho trovato l’energia.”
Dentro questa rinascita c’è anche il lavoro di chi gli è rimasto vicino: “Sono stato abbastanza fortunato da avere intorno persone che mi hanno aiutato a trovare quel tipo di energia, le vibrazioni positive, i pensieri positivi. Non è facile trovarli quando sei un po’ nel buio, quando le cose non vanno come vorresti, quando fai fatica anche solo a colpire qualche palla o semplicemente a competere.”
La fotografia migliore del suo Roland Garros, però, arriva da come ha vissuto la partita punto dopo punto. Non solo servizio e diritto, non solo potenza. Berrettini ha ritrovato presenza, dialogo interiore, voglia di stare nella battaglia: “È per questo che mi sento così: dal primo punto fino all’ultimo ero lì, mi stavo divertendo, mi parlavo bene. Questo è ciò che significa il tennis per me: essere carico, felice e pronto a competere.”
Il tema del corpo resta inevitabile. Dopo tanti problemi fisici, la domanda è se Matteo abbia cambiato qualcosa nel modo di giocare per proteggersi. La risposta è chiara: il suo tennis vive di intensità, e per sentirsi davvero competitivo deve poter andare fino in fondo. “Abbiamo provato a capirlo, a vedere se ci fosse qualcosa che mi facesse davvero soffrire un po’. La realtà è che, se ci fosse stato qualcosa, sarebbe successo sempre, a ogni servizio o a ogni colpo.”
Berrettini sa quanto il circuito chieda al fisico e alla mente: “La realtà è che questo è uno sport molto esigente, fisicamente e mentalmente. Penso che sia uno degli sport più duri che ci siano, considerando le condizioni, i viaggi, tutto insieme, la quantità di ore in cui ci alleniamo, ci prepariamo e giochiamo.” Poi la presa d’atto più importante: “Sono arrivato alla conclusione che il mio corpo è usato, come è normale. Alcuni giocatori hanno un modo di giocare più fluido. Io ho un modo di giocare molto forte, ma l’ho accettato. Questo sono io.”
Proprio da questa accettazione nasce il Berrettini visto contro Cerundolo. Un giocatore che non prova a snaturarsi, ma a ritrovare fiducia nella propria identità tecnica: “La chiave è stata trovare la fiducia per andare al 100% su ogni singolo colpo, come ho fatto. Penso che ciò che mi ha reso vincente sia stato colpire la palla forte e con molto peso.” E ancora: “Per questo penso che il mio servizio e il mio diritto siano ovviamente le armi più grandi che ho, e trovare il 100% è la soluzione per sentirmi come mi sono sentito oggi.”
Il rapporto tra italiani, però, non cambia l’obiettivo. Quando si entra in campo, ognuno gioca per sé: “È un grande competitor. Abbiamo condiviso il campo anche in Coppa Davis, quindi gli auguro il meglio.” Poi il quadro più ampio: “Quando giochi per te stesso, non importa davvero contro chi giochi. Certo, se giochi contro un altro italiano, è un po’ più complicato. Ma fa parte del gioco, fa parte di quello che facciamo. Siamo abituati anche a questo.”
Il dato resta enorme: il tennis italiano continua a essere protagonista nelle fasi più calde degli Slam. “Fortunatamente sta succedendo spesso nel circuito, nelle fasi più importanti. Anche Flavio è nei quarti. Ovviamente abbiamo Jannik, Lorenzo Musetti e Darderi. Tutti stanno giocando un tennis incredibile. È positivo per lo sport, è positivo per il tennis italiano.”
E se il derby dovesse davvero arrivare, una cosa sarebbe già certa: “Se oggi vincerà, saremo sicuri che un italiano sarà in semifinale, quindi è positivo per i tifosi italiani.”
Berrettini intanto si gode il suo ritorno tra i grandi. La vittoria contro Cerundolo non è soltanto un quarto di finale Slam: è la conferma di un’identità ritrovata, della fiducia nel proprio tennis e della capacità di restare in piedi anche quando la partita, come la carriera, sembra voler chiedere qualcosa in più.


















