La carriera di Greg Rusedski: un percorso circolare

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Greg Rusedski

Nel luglio 1993 un giovane tennista di nome Greg Rusedski, non ancora ventenne, vinse il prestigioso torneo “Tennis Hall of Fame” sui campi in erba di Newport. La vittoria era stata conseguita dopo una finale molto combattuta contro il tennista argentino Frana, terminata al tie-break nel terzo set. 

Il pubblico era rimasto impressionato dalla potenza del servizio del giovane e dalla sua disinvoltura nel conquistare i punti a rete, la zona del campo in cui si trovava più a suo agio. L’esser mancino, caratteristica che condivideva con illustri predecessori come Mc Enroe, Laver, Vilas e Connors, rendeva ancora più affascinante il gioco della nuova promessa del tennis. Lo stile tennistico di Rusedski, incentrato sul serve and volley e sul suo potente rovescio a una mano, dava i suoi frutti sulle superfici veloci, ma era vanificato sulla terra battuta, superficie su cui non vincerà mai un torneo in tutta la sua carriera. 

Alla sua prima vittoria Atp seguirono altri successi in pochi anni, tra cui i tornei di Seul, Pechino e Nottingham. Nel 1997 Rusedski partecipò allo Us Open, consapevole di poter mettere in difficoltà chiunque avesse incontrato sul suo cammino. Gli spettatori si entusiasmarono sin dalle sue prime partite del torneo, impressionati  dal suo gioco. Nei primi quattro turni del torneo Rusedski non perse neanche un set, eliminando Wheaton, Ondruska, Knippschild e Vacek. Nei quarti di finale il tennista britannico affrontò Richard Krajcek, vincitore di Wimbledon nel 1996 e ritenuto uno dei favoriti per la conquista del grande slam statunitense. Neanche il tennista olandese riuscì a strappare il servizio a Rusedski e anche questa partita terminò in tre set, di cui due furono decisi al tie-break con un distacco minimo. 

In semifinale Rusedski giocò contro Bjorkman. Dopo che il giovane tennista inglese riuscì a imporsi nel primo set col punteggio di 6-1, il pubblico si convinse che anche quella partita sarebbe terminata in tre set a beneficio di Rusedski, ma il tennista svedese riuscì nell’impresa di conquistarsi due palle break nel secondo e nel terzo set, vincendoli entrambi col punteggio di 6-3. Per la prima volta dall’inizio del torneo Rusedski si trovò sotto nel punteggio. Il tennista inglese non si perse d’animo e continuò a mettere in atto il suo gioco, aspettando con pazienza che il suo avversario commettesse un errore che gli avrebbe permesso di rientrare in partita. Il punto di svolta giunse nel quarto set, conclusosi col punteggio di 6-3 in favore di Rusedski. Il quinto set, ricco di tensione ma anche di punti spettacolari, fu vinto dal mancino britannico per 7-5 grazie a un break point conquistato nella fase finale del set. 

Rusedski avrebbe affrontato in finale Pat Rafter nel nuovo stadio, l’Arthur Ashe Stadium, il più grande campo centrale di tennis, dedicato al celebre tennista Arthur Ashe, morto pochi anni prima. Fin dai primi games i due tennisti cercarono di sfruttare i loro potenti servizi per conquistare la rete, consapevoli di possedere entrambi la stessa strategia di gioco. 

Durante il suo primo game di servizio Rusedski riuscì ad infiammare il pubblico: dopo aver spostato l’avversario col suo potente servizio ad uscire, attaccò la debole risposta di Rafter, concludendo il punto con uno smash sul pallonetto del tennista australiano. Rafter era altrettanto efficace nel servizio e nel gioco a rete. Il tennista australiano iniziò a perfezionare le sue risposte sul servizio dell’avversario, impedendogli di raggiungere la rete.  

Rimarrà indelebile nella mente degli appassionati di tennis  il punto in cui Rusedski, dopo aver risposto con un back di rovescio al servizio di Rafter costringendolo ad effettuare una demi-volée per avvicinarsi alla rete, passò l’avversario con un potente dritto lungolinea, ricevendo gli applausi di tutto lo stadio. Nonostante la grande prestazione del tennista britannico, Rafter riuscì a strappare il servizio all’avversario e ad ottenere più punti a rete, aggiudicandosi il primo set col punteggio di 6-3. 

Rafter, incoraggiato dalla vittoria nel primo set, riuscì a mettere sempre più pressione all’avversario nei suoi turni di battuta, riuscendo nuovamente a strappargli il servizio, vincendo anche il secondo set col punteggio di 6-2. Agli inizi del terzo set Rusedski riuscì a procurarsi una palla break grazie a un passante di dritto in diagonale da fondo campo. Rusedski conquistò sempre più punti da fondo campo, non affidandosi solamente al servizio o alle volée come aveva fatto nei set precedenti.  

Vinse il terzo set col punteggio di  6-4, dimostrando al pubblico che il titolo di campione dello Us Open era ancora in discussione. Lo scontro tra volée proseguì nel quarto set e in più di un’occasione i due giocatori si trovarono entrambi a rete, realizzando punti che esaltarono gli spettatori. Sul finire del set Rafter conquistò una palla break decisiva, consentendosi di andare a servire per il match. La finale si concluse nel quarto set col punteggio di 7-5 in favore del tennista australiano. Dopo questa sconfitta Rusedski vinse altri tornei Atp a Basilea, ad Anversa, trionfando persino a Parigi–Bercy, dove sconfisse in finale Pete Sampras. Alla vittoria nel Master 1000 seguirono i successi nella Grand Slam Cup, nel torneo di Vienna, al San Josè Open, ad Auckland e ad Indianapolis.

Rusedski conquistò tornei anche sull’erba, come quello di Nottingham e il “Tennis Hall of Fame” di Newport. Una serie di infortuni frenarono la sua ascesa, provocando un grosso dispiacere agli appassionati di tennis. Il destino gli riservò  un’ultima vittoria alla “Tennis Hall of Fame” di Newport nel 2005, torneo che vinse per la terza volta.  La “Tennis Hall of Fame” di Newport,  punto d’ inizio  della straordinaria carriera di Rusedski  fu così anche l’ultima manifestazione sportiva che vide trionfare il  tennista, segnando così la conclusione di una grande carriera che gli  valse la scrittura del proprio nome  fra i grandi del tennis.