Flavio Cobolli continua il suo percorso al Roland Garros e raggiunge un altro quarto di finale Slam. Dopo Wimbledon, arriva anche Parigi, con il successo su Zachary Svajda per 6-2 6-3 6-7 7-6. Una partita che sembrava sotto controllo, poi diventata più complicata nel quarto set, quando l’americano è rientrato fino al 5-5 prima del tie-break decisivo.
In conferenza stampa, Cobolli è partito proprio dal peso del risultato raggiunto: “Prima di tutto, sono molto felice di raggiungere il mio primo quarto di finale qui al Roland Garros. Questo significa molto per me”. Poi ha raccontato la difficoltà nel chiudere la partita: “Ero un po’ nervoso nel chiudere il match oggi. Come ho detto prima, questo torneo significa molto per me. A volte non è facile quando devi chiudere, soprattutto quando sei avanti nel punteggio come lo ero io oggi”.
Cobolli ha riconosciuto anche la crescita di Svajda dopo i primi due set: “Penso anche che Zachary abbia giocato davvero una buona partita oggi dopo il secondo set, quindi il tennis è così. È speciale da giocare perché è così”. Alla fine, però, resta il risultato e la sensazione più semplice: “Alla fine ero felice, e questa è la cosa importante”.
Il tema dei nervi è tornato più volte. A chi gli ha chiesto se ci fosse una tensione diversa in un tabellone maschile così aperto, Cobolli ha chiarito che il punto non era tanto il contesto generale, quanto il momento della partita: “No, solo perché il match è un quarto turno, servi per il match, e non è facile, soprattutto perché non avevo mai giocato un quarto turno qui. È la mia prima volta, e l’esperienza non è alta. A volte devi passare da questi momenti per avere più possibilità di essere migliore nella prossima”.
Il passaggio più interessante riguarda ciò che succede quando una partita sembra quasi finita. Cobolli lo ha spiegato con grande sincerità: “Penso che quando il match è quasi finito, inizi a pensarci, e questo è il problema, credo, con il mio carattere, perché non mi piace pensare troppo”. Il suo tennis ha bisogno di istinto, di ritmo, di libertà: “Voglio solo giocare, giocare il mio miglior tennis possibile. Ma se penso, soprattutto se sono nervoso, inizio a giocare un tennis diverso, e naturalmente il Chatrier non è facile per nessuno. Quindi penso che anche il campo fosse difficile”.
Quando nel quarto set si è trovato in difficoltà, Cobolli ha provato a rimettere ordine senza uscire dalla partita: “Ho provato a restare un po’ positivo. Stavo iniziando a essere un po’ nervoso, anche con il mio team. Quindi ho provato a giocare il mio tennis, a giocare il più duro possibile, e mi sono preso il mio tempo anche dopo il punto”. Poi la spiegazione della parte finale: “Avevo un po’ meno energia rispetto agli altri tre set. Quindi penso di aver semplicemente giocato il mio tennis senza pensieri, e alla fine ha funzionato”.
Sul tabellone più aperto rispetto al passato, Cobolli non vuole cambiare prospettiva. Nessun salto in avanti, nessun ragionamento troppo grande: “No, no. Allo stesso modo di sempre. Voglio solo godermi il torneo. Voglio solo godermi il match. È un onore incredibile giocare sul Chatrier. È un sogno che diventa realtà per me, e voglio tenere questo sogno aperto”.
Il Roland Garros, per Cobolli, ha un significato particolare anche per la superficie e per la storia personale di tanti tennisti italiani: “Come ho detto prima in campo, è sicuramente il mio Slam preferito da giocare, perché siamo nati sulla terra, e noi italiani abbiamo il miglior feeling con questa superficie”. Da bambino, davanti alla televisione, i ricordi sono tanti, ma uno domina sugli altri: “Ho molti ricordi, ma penso che il migliore sia Rafa, Rafa che correva durante questi anni che nessuno dimentica”.
In conferenza c’è stato spazio anche per il calcio, una parte importante della sua crescita. Cobolli ha raccontato quanto fosse stato vicino a scegliere quella strada: “Tanto. Tutti sanno che ero anche un calciatore. Mi piaceva anche più del tennis quando ero giovane”. Poi, però, è arrivata la scelta definitiva: “Alla fine, non mi piace giocare con una squadra; solo in Coppa Davis. Quindi ho deciso di smettere con il calcio. Quando gioco a tennis provo emozioni diverse, e mi sento meglio con me stesso”.
Quel passato resta nei rapporti con alcuni amici che oggi giocano ad alto livello: “Ho giocato con tanti ragazzi che ora stanno facendo piuttosto bene, come Calafiori, Bove, Zalewski, Cancellieri. Eravamo nella stessa squadra e abbiamo un buon rapporto. Se vinco una bella partita, mi scrivono, e lo stesso con loro”.
Cobolli ha raccontato anche di aver visto la finale di Champions League: “L’ho vista. Ho iniziato dal ventesimo minuto. L’Arsenal ha segnato, e il Paris ha iniziato a giocare un po’ meglio, penso, e credo che meritassero di vincere la Champions League”. Poi un pensiero per Riccardo Calafiori: “È stato un po’ sfortunato per Riccardo, credo. Non ha giocato, ma sicuramente avrà più possibilità di giocare questo tipo di partita. Quindi gli auguro buona fortuna”.
Cobolli, intanto, la sua partita più importante la sta giocando a Parigi. Con qualche nervo, con la stanchezza, con il peso dello Chatrier e con una frase che fotografa bene il momento: un sogno che diventa realtà, da tenere aperto ancora un po’.


















