Jannik Sinner conquista il secondo Wimbledon consecutivo e il quinto titolo del Grande Slam della carriera superando Alexander Zverev in quattro set. In conferenza stampa il numero uno del mondo racconta il lavoro svolto dopo la delusione del Roland Garros, la crescita durante il torneo e la soddisfazione per un successo costruito giorno dopo giorno. “Questo titolo significa tantissimo, perché dopo Parigi abbiamo sacrificato davvero molto”, spiega l’azzurro.
Domanda: Sei di nuovo campione di Wimbledon. Che sensazioni provi?
«È un risultato incredibile. È stata una partita durissima contro Sascha. Credo che il livello sia stato molto alto da entrambe le parti, anche perché non era facile giocare: c’era tanto vento e le condizioni erano complicate. Sono davvero felice di essere ancora qui con questo trofeo tra le mani.»
Domanda: Hai mostrato molta emozione dopo il match point. Come si confronta questo Slam con gli altri?
«Ogni Slam è diverso. Ogni torneo ha una storia, un’atmosfera e sensazioni differenti. Per me questo titolo vale tantissimo. Dopo Parigi non è stato semplice, così come non lo era stato l’anno scorso. Arrivare qui nelle migliori condizioni possibili ha richiesto tantissimo lavoro. A Monte Carlo abbiamo passato giornate lunghissime, sacrificando molto del nostro tempo per prepararci. Per questo motivo questo successo significa davvero tanto.»
Domanda: È stata più gioia o sollievo dopo la vittoria?
«Onestamente non parlerei di sollievo. La cosa che mi rende più felice è sapere che ogni giorno provo a dare il massimo. A volte il torneo finisce con una vittoria, altre no. Non vincere uno Slam non significa aver fallito. Nella mia vita ho vinto cinque Slam, ma in fondo parliamo di cinque giorni. Tutti gli altri giorni sono fatti di lavoro e bisogna imparare a goderseli.
Anche se oggi avessi perso, sarebbe stata comunque una giornata speciale. Giocare una finale Slam è qualcosa di rarissimo e non do mai nulla per scontato. Ovviamente preferisco questo finale, ma in campo ci sono sempre due giocatori. Ho un enorme rispetto per Sascha: sta crescendo tantissimo e avere avversari che ti spingono al limite è un bene.
E speriamo che torni presto anche Carlos, perché il tennis ha bisogno di lui. Con Novak ancora competitivo e tutti i giovani che stanno arrivando, questo sport vive un momento davvero bellissimo.»
Domanda: Hai avuto la sensazione di crescere durante il torneo?
«Sì. Se guardiamo le prime partite e confrontiamo il mio livello con quello espresso negli ultimi incontri, credo di essere migliorato continuamente. Era proprio quello che cercavo. Volevo crescere partita dopo partita e ci siamo riusciti. Mentalmente bisogna riuscire a fare uno scatto, e quest’anno penso di aver gestito molto bene questa situazione. Adesso è il momento di godermi tutto questo.»
Domanda: La risposta è stata l’arma decisiva contro Djokovic e Zverev?
«Credo che nel tennis conti soprattutto la fiducia. Quando hai fiducia giochi con più libertà. Per me è più facile rispondere bene se so di poter contare sul mio servizio. Contro uno come Sascha, che serve così bene, è difficilissimo trovare occasioni in risposta. Ho cercato di leggere le sue intenzioni soprattutto nei momenti importanti. Ma, dal mio punto di vista, la priorità resta sempre proteggere i propri turni di battuta.»
Domanda: Com’è andato l’incontro con la famiglia reale?
«Non è stato più facile rispetto all’anno scorso (sorride). Ho un enorme rispetto per loro e non so mai bene dove sia il limite. Però si vede quanto amino questo sport. È bellissimo vedere tutta la Royal Box seguire una partita per quattro ore sotto il sole. Ho chiesto ai bambini se giocano ancora a tennis e mi hanno risposto di sì. Abbiamo scambiato poche parole, ma è stato davvero un momento piacevole.»
Domanda: Quanto hanno inciso vento e condizioni di gioco?
«All’inizio faceva molto caldo, ma soprattutto c’era parecchio vento. Dal lato della Royal Box era molto difficile rispondere perché si giocava controvento. Poi, quando il sole è calato, è diventato anche complicato vedere bene la palla. Ho cercato soprattutto di accettare la situazione e restare il più possibile concentrato sul presente. Credo che sia stata questa la chiave della partita.
Sascha si muoveva comunque molto bene dopo la caduta. È un avversario complicatissimo perché può capitare di passare interi game senza toccare la palla quando serve così. Inoltre ora è molto più aggressivo e sta migliorando continuamente. Sono felice per lui e per il lavoro che sta facendo con la sua famiglia. Fa bene al tennis.»
Domanda: Hai giocato meglio questa finale o quella dello scorso anno?
«È difficile fare un paragone. L’anno scorso non c’era vento e affrontavo Carlos, quindi la partita era completamente diversa. Oggi si è deciso tutto su pochi punti, sia nel primo sia nel secondo set. È impossibile confrontare due finali così differenti.»
Domanda: Ti abbiamo visto esultare in modo molto più intenso del solito.
«Non c’è una spiegazione. È semplicemente un momento che vivi senza pensarci. È successo e basta.»
Domanda: La missione è compiuta. E adesso?
«Adesso bisogna godersi questo momento. Dopo Parigi abbiamo lavorato davvero tantissimo e abbiamo avuto pochissimi giorni liberi. Ora parleremo con calma insieme al team per decidere i prossimi obiettivi e anche la programmazione.»
Domanda: Pensi già ai Masters 1000 americani?
«No. Andiamo torneo dopo torneo. Dobbiamo capire se la scelta migliore sarà giocare Montréal, Cincinnati oppure entrambi. In questo momento ci sono diverse opzioni. La priorità è staccare un po’ la testa, poi prenderemo la decisione migliore.»
Domanda: Nel tie-break del secondo set hai iniziato a leggere molto meglio il servizio di Zverev. È cambiato qualcosa?
«Era difficile rispondere per tutta la partita. Ho cercato continuamente di cambiare posizione e trovare piccoli dettagli che potessero aiutarmi. Nel tie-break mi sono spostato subito verso il rovescio sul primo punto. Sono sensazioni che hai in campo: a volte funzionano, altre no. Più che una scelta precisa, è una sensazione da giocatore.»
Domanda: Cosa senti dentro di te in questo momento?
«Tanta felicità. Sono orgoglioso di me stesso e del mio team, che continua a spingermi nella direzione giusta. Allo stesso tempo vedo ancora tante piccole cose che posso migliorare e non vedo l’ora di tornare a lavorare. Prima però voglio staccare completamente per una settimana, vivere una vita normale e non pensare al tennis. Poi ripartirò con nuovi obiettivi.»
Domanda: Nel primo set Zverev serviva con percentuali altissime. Ti sei preoccupato?
«No. Stiamo parlando del numero due del mondo. È normale che serva benissimo, che colpisca forte di diritto e che abbia un rovescio straordinario. Ha servito davvero molto bene, ma alla fine sono riuscito comunque a trovare le soluzioni giuste.»


















