Arthur Fery continua a sorprendere e conquista una storica semifinale a Wimbledon. Il britannico, in tabellone grazie a una wild card, ha eliminato Flavio Cobolli e ora è a un passo dalla finale. In conferenza stampa ha raccontato le emozioni vissute sul Centre Court, il rapporto con il pubblico britannico e la fiducia che lo accompagna fin dall’inizio del torneo.
D: Se prima dell’inizio del torneo ti avessero detto che saresti arrivato in semifinale a Wimbledon, cosa avresti risposto?
Arthur Fery: “Ho sempre creduto in me stesso e ho sempre pensato di poter diventare uno dei migliori giocatori del mondo.
Ovviamente essere semifinalista a Wimbledon è qualcosa di speciale.
Ho affrontato il torneo una partita alla volta, senza guardare troppo avanti. Ho cercato di vivere ogni match per quello che era e ora eccomi qui.”
D: Oggi hai avuto la sensazione di controllare maggiormente la partita rispetto ai turni precedenti, nei quali eri stato costretto a rimontare?
Arthur Fery: “Sì. Come ho detto anche in campo, non direi che mi sentissi comodo, ma sicuramente più sicuro, anche perché avevo già affrontato Cobolli in passato su un palcoscenico importante.
Durante tutta la partita ho avuto la sensazione che fosse molto equilibrata, anche se nei suoi turni di servizio lui ha giocato davvero bene.
Però mi sembrava di avere sempre un piccolo margine. Vincere il secondo set è stato fondamentale e da lì sono riuscito a chiudere anche il terzo.”
D: Cosa hai provato quando, poco prima di entrare sul Centre Court, ti sei trovato davanti la Regina?
Arthur Fery: “Eravamo pronti per entrare in campo quando è arrivata a salutarci. Si è presentata sia a me sia a Flavio.
È stato un grande onore giocare davanti a lei. Alla fine mi ha rivolto anche parole davvero molto gentili.
Prima avevo giocato davanti a tante leggende del tennis, oggi anche davanti alla Regina. È stato qualcosa di davvero speciale.”
D: Hai trasmesso una grandissima fiducia in te stesso. Con quale stato d’animo affronterai la semifinale?
Arthur Fery: “È esattamente quello che sto cercando di fare in questi dieci giorni: credere in me stesso, dare il massimo in ogni partita e vedere dove questo possa portarmi.
Oggi, in particolare, sapevo di poter vincere perché lo avevo già battuto in Australia. E alla fine ci sono riuscito.”
D: Forse sei meno sorpreso tu di quanto lo siano tutti gli altri?
Arthur Fery: “Per quanto riguarda la partita di oggi, forse sì. Ero nervoso, ma sentivo davvero di poter battere il mio avversario, anche se era il mio primo quarto di finale Slam.
Se invece parliamo del percorso nel suo complesso, allora no, non me lo aspettavo fino a questo punto.”
D: All’inizio del torneo dicevi di non pensare troppo al fatto di essere l’ultimo britannico in gara. Ora che sei in semifinale senti il peso delle aspettative del pubblico?
Arthur Fery: “Sì, adesso inizio a percepirlo. Più partite vinci e più cresce l’attenzione attorno a te.
Allo stesso tempo è positivo che il torneo continui così velocemente. Non ho due settimane per pensarci: la partita successiva arriva subito.
Cerco di stare lontano dai social e di rimanere nella mia bolla, continuando a fare quello che ho fatto finora.”
D: Sei la seconda wild card britannica a vivere una cavalcata importante dopo Emma Raducanu nel 2021. Hai tratto ispirazione da quel percorso?
Arthur Fery: “Ricordo soprattutto quanto sia stata impressionante la sua capacità di non farsi travolgere dall’occasione. Ha continuato a giocare partita dopo partita, battendo avversarie fortissime fino a vincere gli US Open.
Non è semplice riuscirci quando non sei abituato a un palcoscenico così importante.
Anch’io sto cercando di fare la stessa cosa: vivere ogni partita singolarmente, esprimere il mio tennis e continuare su questa strada.”
D: Quanto è stata importante l’esperienza a Stanford? E oggi ti senti più francese o più britannico?
Arthur Fery: “Stanford è stata un’esperienza straordinaria. Ci sono arrivato a 18 anni, quando probabilmente non ero ancora pronto per il circuito professionistico.
Ci sono rimasto tre anni. Mi ha permesso di maturare, di continuare gli studi, di lavorare con ottimi allenatori e di costruire grandi amicizie. Paul Goldstein, uno dei miei coach, oggi era qui a Wimbledon a sostenermi.
Per quanto riguarda le mie origini francesi, direi che oggi mi sento decisamente più britannico. Vivo qui, i miei amici sono qui, ho studiato qui e mi alleno qui.
Naturalmente i miei genitori sono francesi e in famiglia continuiamo a parlare francese. Le mie radici fanno parte di me, ma ormai la mia vita è legata soprattutto a Londra.”
D: In semifinale affronterai uno dei migliori battitori del circuito. Come ti trovi contro giocatori di questo tipo?
Arthur Fery: “È un aspetto del mio tennis sul quale sono migliorato tantissimo. Oggi mi sento molto più a mio agio anche nelle situazioni difensive.
Contro grandi servitori bisogna accettare che arriveranno tanti ace e che ci sarà molta pressione sui propri turni di battuta.
Credo però di essere un ottimo ribattitore e cerco sempre di mettere pressione in risposta.”
D: In queste settimane hai messo costantemente pressione ai tuoi avversari. Pensi di poterlo fare anche contro Zverev?
Arthur Fery: “Nei turni precedenti mi sono trovato anche vicino alla sconfitta, ma sono sempre riuscito a restare nella partita, a lottare e a costringere gli avversari a conquistarsi ogni punto.
Qui ho dalla mia parte il pubblico, che soprattutto sul Centre Court è un aiuto enorme.
Cerco di sfruttare il sostegno della gente nei momenti importanti per aumentare un po’ la pressione sugli avversari e proverò a farlo anche in semifinale.”
D: C’è un giovane britannico, anche lui wild card, che domani giocherà i quarti del torneo junior. Che consiglio gli daresti?
Arthur Fery: “Non l’ho mai visto giocare e conosco poco il suo tennis, quindi è difficile dare consigli tecnici.
Sono comunque felice per lui e per il tennis britannico.
Immagino che, andando avanti nel torneo, anche su di lui aumenteranno attenzione e pressione. Il consiglio è di non lasciarsi trascinare dall’entusiasmo o dalle distrazioni e di continuare semplicemente a giocare il proprio tennis.”
D: In passato qualcuno ti ha paragonato a Kei Nishikori. Ci sono altri giocatori nei quali ti riconosci?
Arthur Fery: “Essere paragonato a un giocatore come Kei Nishikori è sicuramente un complimento.
Abbiamo una statura simile e credo che entrambi abbiamo un rovescio molto naturale.
In passato qualcuno mi ha accostato anche ad Andre Agassi, soprattutto per il fatto di giocare vicino alla riga di fondo e prendere la palla molto presto.
In ogni caso voglio costruire la mia identità e farmi conoscere per il mio tennis.”
D: Nei turni precedenti avevi raccontato di sentire le gambe pesanti nelle fasi finali delle partite. Come stai dal punto di vista fisico e mentale?
Arthur Fery: “Oggi faceva più caldo e si è sentito. Per fortuna la partita è durata poco più di due ore, quindi sarà più semplice recuperare.
Mi sento stanco, sia mentalmente sia fisicamente. È una sensazione che mi accompagna ormai da diversi giorni.
Ma è anche una delle cose che mi hanno dato più fiducia in questo torneo: oggi so di poter giocare bene anche quando sono stanco o sotto pressione. In qualsiasi condizione, sento di poter competere.”
D: In semifinale troverai Alexander Zverev, campione Slam. Quanto ti stimola questa sfida? E cosa ti ha detto la Regina dopo la partita?
Arthur Fery: “Zverev rappresenta un altro livello ancora, ma mi sento pronto. Non ho nulla da perdere.
Scenderò in campo cercando di esprimere il mio tennis, facendo quello che ho fatto finora e continuando a credere in me stesso. Poi vedremo dove mi porterà tutto questo.
Sì, la Regina mi ha aspettato alla fine del match. Mi ha fatto i complimenti e io le ho detto quanto fosse stato un onore giocare davanti a lei.
Le ho anche raccontato che domenica sarà il mio compleanno e che sarebbe bellissimo poter disputare proprio quel giorno la finale di Wimbledon.” (sorride)

















