La storia del tennis italiano si aggiorna con nuovi record. Un anno dopo il primo giorno di Jannik Sinner alla vetta della classifica ATP, l’azzurro domina Alexander Bublik e diventa il primo giocatore italiano a raggiungere per sei volte la semifinale in un torneo dello Slam, raggiungendo Musetti tra i quattro favoriti di questa edizione del prestigioso torneo parigino.
Il primo set scorre via in poco più di mezz’ora. Pur registrando una percentuale di prime palle inferiore al suo standard, Jannik non ha mai motivo di soffrire e domina i propri turni di battuta, anche quando si difende solo con la seconda. Sul piano del gioco Bublik non tiene lo scambio, che sia breve o prolungato. Tolta qualche ottima prima piazzata qua e là e un paio di smorzate imprendibili, il kazaco non ha altre soluzioni per poter fare un punto a Sinner che con sicurezza, colpo dopo colpo, mette la mira e tocca tutte le righe, o quasi, del campo. Bublik salva il bagel nel finale e poi Jan chiude 6-1 annullando senza batter ciglio la prima palla break che si trova a fronteggiare.
La partita comincia, o sembra cominciare, nel secondo parziale ma è solo apparenza. Bublik serve meglio, inventa, si destreggia tra difesa, attacchi e smorzate ma la sensazione è che Jannik sia sempre dentro la partita e in controllo. Bublik ci prova ma giocare alla pari con Jannik è un’altra storia. Ci si può riuscire per breve tempo ma poi si crolla, specialmente quando i punti iniziano a pesare come macigni e si ha davanti un giocatore che quando deve agire fa terra bruciata. Succede nell’undicesimo game quando il kazako, sotto pressione crescente, cede il servizio con un doppio fallo e poi Jannik chiude 7-5 con un turno di battuta che definire chirurgico è dir poco.
Nel terzo set si ripete la storia del primo. Bublik ormai rassegnato, sa che di più non può fare e che fin qui, facendo il massimo, ha rimediato sei game in due due set. Il bagel nel terzo è la logica conseguenza (6-0).
Ora Jannik aspetta il vincente della sfida tra Novak Djokovic e Alexander Zverev.


















