di Valerio Falcioni
Miroslav Mecir è stato un giocatore imprevedibile, poiché variava sempre il suo ritmo di gioco e quando meno l’avversario se lo aspettava, colpiva. Il pubblico rimaneva estasiato dalle soluzioni trovate dal giocatore slovacco, che gli consentivano di conquistare il punto anche nelle situazioni più disparate. In alcuni momenti della partita, sembrava che avesse abbandonato ogni speranza e che rinunciasse alla lotta, ma alla fine tornava all’attacco, dando filo da torcere agli avversari. Il suo non era un servizio potente, era una semplice rimessa.
Sono rimasti celebri i suoi passanti di rovescio, eseguiti da posizioni difficili. Non prediligeva scendere a rete, ma sfruttava la sua potenza da fondo campo. Nel 1986 il gioco dello slovacco era in grado di mettere in difficoltà chiunque. Agli Us Open di quell’anno non cedette nemmeno un set nei primi tre turni del torneo.
Negli ottavi di finale affrontò Mats Wilander, che aveva già vinto 6 tornei del grande slam e che desiderava conquistare lo slam americano. Lo svedese riuscì ad aggiudicarsi il primo set grazie al tie break, ma perse i successivi tre set consecutivi, sotto lo sguardo impassibile del pubblico. Nei quarti di finale lo slovacco incontrò un altro svedese, Joakim Nystrom, a cui inflisse la stessa sorte del suo illustre connazionale: vittoria per 3 set a 1.
In semifinale Mecir dovette sfidare l’astro nascente del tennis, il tedesco Boris Becker, vincitore di due Wimbledon, nel suo periodo più brillante della carriera. I due giochi erano opposti: Becker utilizzava un servizio potentissimo e scendeva spesso a rete, al contrario del suo avversario, che preferiva scambi lunghi a fondo campo, cercando angoli impossibili per sorprendere il giovane tedesco. La partita fu ricca di colpi di scena, alla fine il “gattone Miroslav“, come era soprannominato, riuscì a vincere l’incontro al quinto set, che finì col punteggio di 6-3. Mecir aveva deciso di giocare il torneo con la racchetta di legno, mentre gli altri suoi rivali avevano già sperimentato il nuovo materiale.
L’altra semifinale fu meno combattuta e vide imporsi il ceco Lendl su Stefan Edberg. Il pubblico era convinto che il continuo variare di tecniche e di espedienti avrebbe ingannato anche Ivan Lendl, ma ciò non avvenne. Il derby cecoslovacco non fu combattuto, poiché Lendl concesse solo sei games all’avversario. Il terzo e definitivo set terminò col punteggio di 6-0.
L’anno seguente Mecir, che nel frattempo aveva adottato il nuovo tipo di racchetta, si dimostrò essere una mina vagante, negando a Wilander la gioia di vincere Wimbledon, sconfiggendolo ai quarti di finale.
Nel 1988 Mecir rappresentò il proprio paese ai Giochi Olimpici di Seul: dopo tanti anni il tennis tornava ufficialmente come disciplina olimpica. Mecir incantò il pubblico col suo gioco spettacolare, approdando in semifinale. Il suo rivale era Stefan Edberg, il favorito a vincere l’oro olimpico. I due avversari si disputarono il match, conquistando i sets in maniera alternata, era impossibile prevedere il finale della partita: tutto sarebbe potuto accadere. Nel quinto set “il gattone” ebbe la meglio, vincendolo 6-2 e accedendo alla finale olimpica. In finale ad attenderlo c’era l’americano Mayotte.
Il primo set della finale fu conquistato dall’americano. Gran parte del pubblico forse pensò che Mecir avrebbe mancato un altro grande successo, ma fu subito smentito: lo slovacco, dimenticandosi completamente della prima parte della partita, vinse agevolmente i tre set consecutivi (6-2 6-4 6-2) conquistando la medaglia d’oro, il suo primo vero grande successo, impresa che non riuscirà a molte leggende del tennis. Il suo fu un trionfo per la Cecoslovacchia, che in quell’Olimpiade aveva conquistato solamente altri due ori.
Tutti erano convinti che Mecir fosse in grado di vincere un torneo dello slam. Un’occasione propizia si presentò al tennista nel 1989 agli Australian Open, dove giunse in finale, concedendo solo un set e sconfiggendo avversari temibili come un giovanissimo Ivanisevic. In finale trovò ad attenderlo ancora una volta il suo connazionale Ivan Lendl, lo stesso uomo che lo aveva sconfitto in una finale dello slam tre anni prima. Lendl aveva scelto come allenatore Tony Roche, col quale studiò una strategia per impedire a Mecir di imporre il suo gioco: per contrastare il suo potente rovescio, non bisognava dargli l’opportunità di giocarlo sugli angoli lasciati scoperti. Il risultato fu quasi analogo a quello di tre anni prima, Mecir riuscì a conquistare solo sei games, perdendo in tre set con un triplo 6-2. Mecir però non era un accanito giocatore, anche quando perdeva accettava la sco nfitta con filosofia.
Nel 1990 un infortunio alla schiena penalizzò la carriera del giocatore slovacco, che si ritirò dopo poco tempo. Nonostante non abbia mai conquistato un grande Slam, il suo gioco ha incuriosito e appassionato gli amanti del tennis.

















