Intervista a Grigor Dimitrov: “Sono grato per la wild card di Wimbledon”

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©Sport Narrative

Grigor Dimitrov si ferma a parlare a seguito del suo incontro di secondo turno del Challenger di Dublino.

Sul ritorno sull’erba Dimitrov – Mi piace giocare sull’erba: non ho mai avuto problemi a cambiare superficie e penso di riuscire ad adattarmi un po’ più in fretta della maggior parte dei giocatori su questo terreno. Mi piace molto. Ogni volta che ho l’opportunità di giocare sull’erba è qualcosa di speciale: in un certo senso posso quasi contare quante occasioni mi restano ancora, quindi è meglio sfruttare al massimo ogni singola volta.

Sulla wild card di Wimbledon Dimitrov – Sono semplicemente grato, onestamente, è tutto quello che conta. Quello che è successo in passato resta nel passato non c’è tempo per guardare indietro, nemmeno per un minuto. Sono molto grato, apprezzo davvero che Wimbledon mi abbia concesso questa wild card: per me significa tanto. È un onore giocare a quell’evento, per non parlare di essere nel tabellone principale. Per il momento sono qui, concentrato su quello che devo fare, e mi sto solo prendendo cura di me stesso per poter competere: è questo l’importante. Non ho aspettative né troppo alte né troppo basse.

Sul bilancio della stagione Dimitrov – La stagione fin qui? Diciamo le cose come stanno: ho giocato, non so, dieci, dodici partite quest’anno e ne ho perse circa dieci. Per me questa non è una stagione.

Sul ranking Dimitrov – Parlando del ranking… il modo in cui è strutturato il nostro sistema di classifica è così ingiusto che non ha nemmeno senso parlarne. Ci sono cose semplici: vinci e sali, perdi e scendi. Non ci sono segreti, non c’è modo di prendere scorciatoie nemmeno nel nostro sport. Sappiamo tutti che è un ambiente spietato.

Sull’affetto del pubblico di Dublino Dimitrov – Penso che questa sia la cosa più importante che noto. Anche nei pochi Challenger che ho giocato di recente… come giocatore sei sempre di corsa, non hai tempo per goderti le vittorie né per soffermarti sulle sconfitte. E poi, dopo non so quanti anni — diciassette, diciotto — non riesco nemmeno più a contarli, ti guardi indietro e ti ritrovi in uno dei momenti più bassi della tua carriera. E in quell’istante hai un minuto per fermarti e guardarti attorno. Quando lo faccio, sento di aver lasciato un segno, anche se non lo vedo ancora del tutto mentre sono ancora in attività. Ma in momenti come questo, che sia qui o ovunque, da qui a Wimbledon e altrove, ogni volta che metto piede in campo sento quel rispetto, quell’ammirazione e soprattutto l’amore per questo sport. Sono grato se posso contribuire in qualche modo a tutto questo, e spero di poterlo fare ancora per quanto più tempo possibile. Ma una cosa è certa: un giorno mi mancherà davvero quel posto a bordo campo, vicino alla rete.

Sull’esperienza a Dublino Dimitrov – Non molto, in realtà. Magari ci proverò un po’ oggi: mi piacerebbe semplicemente girare e scoprirla. Lo scorso fine settimana, io e il mio team siamo finiti in una specie di festival, e quello è stato, in un certo senso, il nostro momento migliore finora. Spero che riusciremo a fare un po’ di più. Ma si va un giorno alla volta: in questo momento la priorità numero uno è prendermi cura del mio corpo, oltre a godermi ogni volta che scendo in campo. E anche oggi è stata una di quelle giornate in cui ho dovuto davvero lavorare sodo.

Sui consigli per giocare sull’erba Dimitrov: Penso sia più una questione di consapevolezza: capire quali variabili puoi controllare sull’erba e quali no. È molto difficile prevedere il rimbalzo della palla; se colpisci vicino alla riga, si alza un po’ di gesso e la palla si ferma di colpo. Ci sono talmente tante variabili di questo tipo su cui non puoi davvero ragionare. Ma, come hai detto tu, il movimento dei piedi deve essere perfetto: probabilmente è la prima cosa di cui devi essere consapevole. Si parte dal footwork, poi dalla capacità di leggere la palla, di conoscere un po’ i punti di forza e di debolezza dell’avversario e anche i propri. Da lì, punto dopo punto, provi a tirare fuori qualcosa. E non esiste, come ho detto, una ricetta segreta: quello che funziona per te non significa che funzionerà per un altro. Devi solo lasciare che il tuo istinto naturale prenda il sopravvento, su qualsiasi superficie tu stia giocando.

Sul circuito Challenger Dimitrov: Si fatica ovunque, non importa se parli di Future, Challenger o qualsiasi altro livello. Dico sempre che i giocatori di oggi sono complessivamente molto più completi, a stadi della carriera molto diversi rispetto al passato. Al giorno d’oggi tutti sanno giocare a tennis — lo dico con tutto il rispetto per tutti i giocatori — perché la maggior parte di loro oggi viene, per esempio, dal college: quando arrivano nel circuito professionistico sanno già gestire molte situazioni difficili fin da subito. Non hanno bisogno di tutta quell’esperienza per cominciare, qualcosa che io non ho mai avuto. Quindi loro partono già un po’ avvantaggiati su certi aspetti. Ognuno si sviluppa secondo i propri tempi.