Arthur Fery: “Queste due settimane mi hanno cambiato la vita”. Il britannico guarda avanti dopo la semifinale di Wimbledon

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Arthur Fery saluta Wimbledon dopo la sconfitta contro Alexander Zverev, ma lascia il torneo con la consapevolezza di aver compiuto un salto di qualità decisivo. Il britannico ha parlato della crescita vissuta durante queste due settimane, del nuovo ranking e delle sfide che lo attendono nel circuito maggiore.

D: Arthur, non è arrivato il risultato che volevi, ma immagino che tu sia comunque soddisfatto del tuo Wimbledon.

Arthur Fery: “Sì, sono state due settimane straordinarie per me. Oggi ovviamente è stata dura e una sconfitta fa sempre male. Però, guardando l’insieme del torneo, sono state due settimane davvero bellissime.”

D: Sei soddisfatto del livello espresso oggi oppure pensi che avresti potuto dare qualcosa in più?

Arthur Fery: “Prima della partita mi sentivo bene, ma per qualche motivo oggi non mi sono mai sentito a mio agio come nei giorni precedenti.

In parte è merito dell’avversario e del modo in cui ha giocato. Non sono mai riuscito a trovare le stesse sensazioni e la stessa naturalezza che avevo avuto nelle altre partite.”

D: Il primo set è stato molto equilibrato, poi il secondo è cambiato. È stato un aspetto mentale o fisico?

Arthur Fery: “Una partita di tennis è sempre fatta di alti e bassi. Ho giocato male il tie-break e lui mi ha messo costantemente pressione.

Non sono mai riuscito a trovare ritmo, ci sono stati pochi scambi e la palla mi arrivava molto più velocemente rispetto ai giorni precedenti.

Anche il mio lavoro di gambe e la lucidità mentale non erano quelli abituali. Contro un giocatore di questo livello basta poco perché tutto questo faccia la differenza.”

D: Dopo il tabellone principale agli Australian Open, ora arriva una semifinale Slam e un posto tra i primi 40 del mondo. Quanto cambierà la tua carriera?

Arthur Fery: “Cambieranno molte cose. Adesso potrò giocare stabilmente i tornei del circuito maggiore almeno per un anno, e spero anche oltre.

Sarà importante capire come gestire questo cambiamento, le aspettative che avrò verso me stesso e quelle che arriveranno dall’esterno.

So già che sarà una nuova sfida, ma esserne consapevole è già il primo passo.”

D: Ti ritroverai quasi testa di serie negli Slam. Ti senti già un giocatore di quel livello?

Arthur Fery: “Non lo so ancora. È tutto successo troppo in fretta. Non conosco nemmeno ancora il mio ranking ufficiale.

Adesso sono stanco sia mentalmente sia fisicamente e avrò bisogno di ricaricare le batterie.

Quello che posso dire è che qui l’ho dimostrato, ma anche nell’ultimo anno dopo il rientro dall’infortunio, di poter esprimere un livello molto alto. Non saprei dire quale sia esattamente il mio valore, però mi sento assolutamente a mio agio nei tabelloni principali degli Slam e anche oltre.”

D: Penserai di confrontarti con giocatori che hanno vissuto un’ascesa simile, come Emma Raducanu?

Arthur Fery: “La cosa più importante è avere intorno a me persone che possano aiutarmi in questa transizione.

Poi sì, può essere utile parlare con Emma o con giocatori come Valentin Vacherot, che ha fatto un salto incredibile passando in poco tempo dal numero 200 del mondo alla vittoria di un Masters.

Cercherò di imparare da chi ha già vissuto un percorso simile.”

D: Avevi programmato una vacanza subito dopo Wimbledon. Alla fine te la sei persa per colpa… della semifinale?

Arthur Fery: (sorride) “Sì, avevo già programmato una vacanza dopo Wimbledon, prima della tournée americana. In realtà oggi avrei dovuto essere già di ritorno.”

“Ovviamente adesso i programmi cambieranno. Ho comunque bisogno di qualche giorno di pausa per metabolizzare tutto quello che è successo in queste due settimane.

È stata una stagione sull’erba molto intensa, sia mentalmente sia fisicamente. Ogni partita è stata una nuova sfida. Adesso mi prenderò un po’ di riposo prima di partire per gli Stati Uniti.”

D: Dove saresti dovuto andare?

Arthur Fery: “In Grecia con alcuni amici. Vedremo se sarà ancora possibile.”

Alla domanda se gli amici fossero partiti senza di lui, ha scherzato:

“Uno di loro era partito in anticipo sperando che perdessi presto, così avrei potuto raggiungerlo.” (ride) “In realtà è tornato due giorni dopo ed è venuto a sostenermi.”

D: In queste due settimane hai avuto il sostegno della tua famiglia, del tuo ex allenatore arrivato da Stanford e di migliaia di tifosi. Cosa significa tutto questo per te?

Arthur Fery: “Per me è stata una novità vivere tutto questo affetto. Ho ricevuto tantissimo sostegno, sia dal pubblico sia sui social.

Anche vedere tutta quella gente a Henman Hill è stato incredibile. Se continuerò a giocare bene dovrò abituarmi a questo tipo di attenzione.

È qualcosa di fantastico. Mi spinge a dare ancora di più ogni volta che entro in campo.”

D: Se dovessi mandare un messaggio ai tifosi, cosa diresti?

Arthur Fery: “Direi semplicemente grazie.

Spero di riuscire a trasmettere emozioni. È questo il bello dello sport: regalare qualcosa a chi ti guarda.

Vorrei restituire almeno una parte dell’energia che il pubblico mi ha trasmesso in queste settimane.”

D: Hai già completato il percorso universitario a Stanford?

Arthur Fery: “No, ho completato circa tre quarti degli studi. Posso sempre tornare e concluderli quando lo vorrò.”

D: Di cosa vai più orgoglioso, al di là del tennis espresso?

Arthur Fery: “Sono orgoglioso soprattutto di come ho gestito l’evoluzione del torneo.

Sarebbe stato facile, ad esempio, lasciarmi andare quando Zizou Bergs era avanti di due break e tornare semplicemente a casa o in vacanza.

Invece ho continuato a lottare, sono sempre rimasto dentro ogni partita e ho dato tutto quello che avevo. Oggi mi è mancato qualcosa, probabilmente ho trovato un avversario ancora più forte, ma la cosa di cui vado più fiero è non aver mai mollato e aver spinto sempre me stesso fino al limite.”

D: Il nuovo ranking ti aprirà le porte di tanti tornei importanti. Hai già deciso il tuo programma? C’è qualche torneo che non hai ancora giocato e che non vedi l’ora di disputare?

Arthur Fery: “Andrò negli Stati Uniti. Al momento sono iscritto al Masters 1000 di Montréal, anche se non so ancora se lo giocherò. Poi il programma prevede Cincinnati, Winston-Salem e il mio primo tabellone principale agli US Open.

Guardando più avanti, non vedo l’ora di giocare in Asia. Mi piacerebbe disputare Shanghai e, prima ancora, tornei come Tokyo o Pechino.

Non vedo l’ora anche di tornare in Australia, dove mi sono trovato benissimo, e magari di giocare anche Monte-Carlo.”

D: Quanto è stato diverso affrontare Zverev rispetto agli altri avversari incontrati in questo Wimbledon?

Arthur Fery: “Oggi il livello si è alzato ancora. Sappiamo tutti quanto possa giocare bene Zverev.

Mi ha impressionato soprattutto il diritto. È il colpo sul quale, forse, alterna giornate migliori e peggiori, ma oggi lo colpiva con enorme sicurezza e potenza.

Forse, se fossi riuscito a mettergli più pressione nei momenti importanti, avrebbe commesso qualche errore in più da quel lato. Invece è stato davvero molto solido.

Il rovescio, come sempre, è stato solidissimo. Ha servito fortissimo e con continuità, spesso oltre le 135 miglia orarie. È difficile leggere le sue direzioni e non ha schemi prevedibili al servizio. Probabilmente, se gli avessi creato più pressione, anche la percentuale di prime sarebbe potuta calare, ma oggi ha giocato davvero un’ottima partita.”

D: Hai visto il video di incoraggiamento della nazionale inglese di calcio?

Arthur Fery: “Sì, l’ho visto appena uscito dal campo. Mi ha fatto davvero piacere ricevere quel messaggio.

Ricambio il favore e faccio un grande in bocca al lupo alla nazionale per la partita di domani.”

D: Nel primo set hai parlato con il giudice di sedia per alcuni “let” che, secondo te, non erano stati chiamati. Cosa è successo?

Arthur Fery: “Secondo me ci sono stati tre let che non sono stati chiamati. Anche Sascha mi ha detto di averne sentito uno.

L’arbitro sosteneva che il rumore provenisse dall’altoparlante e non dalla rete.

Non sono il tipo che si lamenta spesso durante una partita e non credo di avere problemi di udito. Sono abbastanza sicuro che alcuni let siano sfuggiti. La discussione riguardava semplicemente questo.”