Kostyuk: “La costanza mi ha portata fin qui”. Marta vola in semifinale a Wimbledon

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foto credit account Meta ©WTA

Marta Kostyuk conquista la sua prima semifinale a Wimbledon e conferma il grande momento di forma dopo quella raggiunta poche settimane fa al Roland Garros. In conferenza stampa l’ucraina analizza il successo contro Jasmine Paolini, racconta il lavoro svolto negli ultimi mesi con il suo team e spiega perché la continuità è stata la chiave della sua crescita.

D: Quali sono le tue sensazioni dopo questa vittoria?

Marta Kostyuk: “È stata davvero un’ottima partita. Sono molto soddisfatta della mia prestazione e credo di aver interpretato il match molto bene dal punto di vista tattico.

Non è mai semplice giocare per la prima volta sul Centre Court. Non sapevo come avrei gestito l’emozione e come avrei reagito, quindi sono davvero contenta di come è andata.”

D: Dopo la semifinale al Roland Garros arriva anche quella a Wimbledon. Hai una preferenza tra le due superfici?

Marta Kostyuk: “Credo che il mio rendimento sulla terra sia ancora migliore rispetto all’erba, quindi per me era più prevedibile ottenere un grande risultato al Roland Garros.

La stagione sull’erba è molto breve ed è sempre difficile capire come ci si adatterà a questa superficie.

Per ora continuo a dire terra battuta… ma se domani vinco magari risponderò in modo diverso.” (sorride)

D: Qual è stata la chiave di questa straordinaria serie di risultati? È cambiato qualcosa dal punto di vista mentale, fisico o tattico?

Marta Kostyuk: “Credo di aver lavorato su tantissimi aspetti per molto tempo. Non c’è una singola cosa che abbia cambiato tutto.

Il tennis è uno sport estremamente complesso e non puoi isolare un solo elemento pensando che sia quello a fare la differenza.

Penso che la vera chiave sia diventata la continuità. Essere più costante giorno dopo giorno, sia nel modo in cui mi sento sia nel modo in cui affronto il lavoro, è ciò che mi sta portando questi risultati.”

D: Quanto è stata importante la continuità del lavoro con la tua allenatrice Sandra?

Marta Kostyuk: “Mi ha aiutata tantissimo. In passato, quando attraversavo un periodo negativo o perdevo diverse partite, il mio primo pensiero era sempre quello di cambiare tutto: allenatore, team, qualsiasi cosa. Era una reazione molto emotiva.

Lavorare con Sandra mi ha aiutato a superare questo modo di pensare. Anche quando le cose non andavano bene, non ho mai dubitato di lei. Piuttosto mi chiedevo se fossi io a sbagliare tutto.

Con il tempo questa sensazione è diminuita e oggi riusciamo entrambe a guardare sempre il quadro generale, senza farci condizionare dai risultati di una singola settimana.

Abbiamo anche provato ad aggiungere un’altra figura al team prima della stagione sulla terra, ma la persona a cui avevamo pensato ha rifiutato. Non è successo per motivi particolari, semplicemente ha detto di no. (sorride)

La verità è che non ci sono molte persone che aggiungerei al mio team, perché considero Sandra un’allenatrice straordinaria. Per inserire qualcun altro dovrebbe essere davvero una figura di altissimo livello.

Restiamo aperti all’idea di migliorare ancora, ma in questo momento siamo solo noi due e sono molto felice così.”

D: Ti consideri una giocatrice migliore sulla terra o sull’erba?

Marta Kostyuk: “Sulla terra battuta, senza dubbio.” (sorride) “Come dicevo prima, l’erba è una superficie molto imprevedibile.

Ogni anno si leggono statistiche incredibili: chi ha fatto bene a Parigi spesso non riesce a confermarsi a Wimbledon, i campioni in carica escono presto… Succede continuamente.

Ci sono naturalmente giocatrici che sull’erba si esprimono meglio delle altre, ma credo che, per la maggior parte del circuito, questa superficie resti la più imprevedibile.”

D: A Parigi avevi già raggiunto una semifinale Slam. Pensi che quell’esperienza possa aiutarti contro Linda Noskova, che invece sarà alla sua prima?

Marta Kostyuk: “No, non considero le due situazioni uguali. Sono due tornei completamente diversi, con superfici differenti e avversarie diverse.

Per questo non ci penso nemmeno. Affronterò questa semifinale come una partita qualsiasi.”

D: Sul Centre Court avevi già assistito a una partita di Roger Federer. Che ricordo hai di quel giorno? E cosa ti lascia invece l’esperienza vissuta oggi da protagonista?

Marta Kostyuk: “Era nove anni fa, quindi tante cose non le ricordo più. So che Roger giocava contro Tomas Berdych e lo batté nettamente. Non ricordo se fossero i quarti di finale o un altro turno.

Ricordo soltanto che ero seduta dietro al box dei giocatori e per me era un privilegio essere lì. Federer giocò una partita straordinaria.

Oggi è stato completamente diverso. Entrare in campo sul Centre Court come protagonista è un’emozione che non ha nulla a che vedere con quella vissuta da spettatrice.”

D: Cosa pensi della possibile riammissione degli atleti russi ai Giochi Olimpici del 2028?

Marta Kostyuk: “Penso che sia una decisione terribile. È molto lontana dal concetto di fair play nei confronti di tutti i Paesi coinvolti, non soltanto dell’Ucraina.

Sono totalmente contraria. Molte persone hanno già espresso la loro opinione e credo che purtroppo difficilmente qualcosa cambierà.

Io spero soltanto di affrontare e battere ogni giocatrice russa che incontrerò alle Olimpiadi.”

D: Porterete questa questione anche all’attenzione dell’ITF?

Marta Kostyuk: “Sono sicura che faremo qualcosa. Di certo non prima della semifinale di Wimbledon.

Ne parleremo con il team, con le altre giocatrici e anche con il governo ucraino per capire come muoverci. In questo momento, però, la mia attenzione è completamente rivolta alla prossima partita.”

D: Riesci a isolarti da quello che sta succedendo in Ucraina durante queste due settimane? Lunedì c’è stato un altro pesante attacco. E cosa significherebbe per il tuo Paese raggiungere la finale di Wimbledon?

Marta Kostyuk: “Spero che significhi molto. Non è facile staccare completamente da quello che succede a casa.

La settimana scorsa è stata molto difficile, quando c’è stato il primo grande attacco. Poi lunedì sono stati colpiti diversi isolati residenziali, a circa cinque chilometri da dove vivono i miei genitori.

È stata un’altra notte difficile, con tante vittime innocenti, anche bambini. Non è semplice convivere con tutto questo.

Cerco di restare informata su ciò che accade, ma allo stesso tempo provo a non permettere che tutto questo influenzi troppo quello che faccio in campo.

Ogni giorno è diverso e cerco di affrontare le emozioni un passo alla volta.”

D: C’è qualcuno a cui vuoi dedicare questa prima semifinale a Wimbledon?

Marta Kostyuk: “Sì, ci ho pensato. La dedico a mia madre e a mio nonno.

Sono felicissima di poter vivere questo momento mentre mio nonno è ancora con noi. Ha 89 anni e dopo ogni partita mi scrive sempre per dirmi cosa avrei potuto fare meglio.

Nelle ultime partite, invece, non l’ha fatto. Mi ha soltanto scritto che era orgoglioso di me e di come stavo giocando. Ricevere messaggi così da lui è una vittoria nella vittoria, perché non succedeva spesso.” (sorride)

“Sono davvero felice che possano assistere a tutto questo. Hanno sacrificato tantissimo tempo, energie e una parte della loro vita per la mia carriera. Continuano a farlo ancora oggi, anche se sono rimasti in Ucraina. Credo che questa semifinale appartenga a loro tanto quanto a me.”

D: Nei giorni scorsi avevi raccontato delle difficoltà avute negli allenamenti contro Jessica Pegula e Serena Williams. Cosa è cambiato da allora?

Marta Kostyuk: “Non soltanto contro loro… praticamente contro tutte.” (ride)

“Quando qualcosa non funziona, ti mostra esattamente dove non stai facendo abbastanza o dove stai sbagliando.

Credo che le sconfitte e i momenti difficili siano fondamentali per crescere. Se andasse sempre tutto bene, non avresti mai l’occasione di migliorare.

Ho cercato di accettare questa sfida. Non è stato semplice per gran parte della mia vita, ci è voluto tanto lavoro, ma oggi riesco a viverla in modo diverso.

Ne parlavo anche qualche giorno fa: perdere quei set e quelle partite mi ha fatto capire che non mi concedevo nemmeno il tempo di respirare o di provare davvero a costruire il mio gioco su questa superficie.

Con il passare dei giorni tutto è migliorato. Ho iniziato a giocare punti migliori, la struttura del mio tennis è diventata più chiara.

Lavoriamo tutti duramente ogni giorno e io cerco sempre di trarre il massimo, soprattutto quando le cose non stanno andando bene.”