Novak Djokovic conquista gli ottavi di finale di Wimbledon superando Arthur Rinderknech al termine di una partita più complicata di quanto dica il punteggio. In conferenza stampa il sette volte campione dei Championships ha parlato della gestione dei tie-break, dell’evoluzione del gioco sull’erba, delle condizioni fisiche e del rapporto speciale con il pubblico del Centre Court.
D: Hai giocato un tie-break praticamente perfetto. Come sei riuscito a resettare mentalmente?
Novak Djokovic: “Nel tie-break ogni punto conta. In quei momenti la concentrazione deve essere ancora più alta e cerchi di conquistare ogni mini-break possibile.
Contro Arthur oggi è stato davvero difficile rispondere. Ha servito con grandissima precisione, soprattutto nel terzo e nel quarto set, senza darmi ritmo e variando molto il servizio.
Nel tie-break, però, ho trovato il mio miglior servizio e questo mi ha aiutato tantissimo. Poi ho giocato un paio di ottimi punti che mi hanno permesso di ottenere due mini-break e chiudere la partita.
La chiave è concentrarsi sul momento presente e su quello che puoi controllare. In campo c’erano tanta tensione e tanti nervi. È stata una partita davvero difficile.
Sapevo perfettamente che tipo di sfida mi aspettava contro Arthur. Per questo forse oggi non mi sono sentito così fluido come nel match contro Tsitsipas. Era la prima volta che lo affrontavo. Lo avevo visto giocare, sapevo che era in ottima forma e probabilmente questo mi ha reso un po’ più contratto.
Lui ha giocato molto bene e ha fatto tutto il possibile per togliermi dalla mia zona di comfort. È stata una partita dura e sono davvero sollevato di averla chiusa in quattro set.”
D: Hai sempre usato molto bene il back in slice sull’erba. È cambiato qualcosa negli anni, anche a causa dell’evoluzione delle palline e della tecnologia?
Novak Djokovic: “Negli ultimi dodici mesi ho parlato spesso di questo argomento con altri giocatori e con i loro allenatori. Tutti siamo d’accordo sul fatto che dopo il periodo del Covid qualcosa sia cambiato nella produzione delle palline.
Le aziende utilizzano praticamente gli stessi impianti di produzione in Cina e c’è stato un cambiamento nei materiali o nel processo produttivo. Non ho dubbi su questo.
Le palline che utilizziamo oggi, sia nel circuito sia negli Slam, diventano più lente rispetto a dieci o quindici anni fa. Di conseguenza lo slice non resta basso come succedeva una volta.
Rimane comunque un colpo molto efficace sull’erba, soprattutto perché il campo si rovina giorno dopo giorno e ci sono tanti rimbalzi irregolari. Se riesci a giocare uno slice corto o un chip ben eseguito può essere una soluzione molto importante.
Naturalmente, se non è un colpo che appartiene al tuo bagaglio tecnico, non è facile inserirlo all’improvviso nel tuo gioco. Però sull’erba avere varietà è fondamentale.”
D: A un cambio di campo ti abbiamo visto colpirti la coscia e avevi anche una fasciatura sulla spalla. Come stai fisicamente?
Novak Djokovic: “Niente di serio. Stavo semplicemente cercando di risvegliare un po’ i muscoli. A volte, per qualche motivo, sento che si spengono e cerco di riattivare sia il corpo sia l’energia.
Ognuno ha i propri metodi per caricarsi durante una partita. A volte faccio una cosa, a volte un’altra. Ma non c’è nulla di preoccupante. Al momento il corpo sta rispondendo bene.”
D: Oggi ci sono stati tuffi, gesti verso il pubblico, il saluto finale e persino un bacio verso il cielo. Quanto è importante per te anche intrattenere gli spettatori?
Novak Djokovic: “Alla fine facciamo parte anche dell’industria dell’intrattenimento. Chi compra un biglietto per venire a vederci merita di assistere a uno spettacolo di qualità.
Per quanto mi riguarda ho sempre cercato di interagire con il pubblico, in un modo o nell’altro. Nel corso della mia carriera ci sono stati momenti bellissimi e altri più complicati con gli spettatori.
Ci sono partite in cui cerchi di isolarti completamente e di non ascoltare nulla. Altre volte, invece, succedono episodi particolari, come una proposta di matrimonio sugli spalti, e credo sia bello dedicare qualche parola a quelle persone. Sono momenti che ricorderanno per tutta la vita.
Quando sei da solo in campo devi gestire tantissime emozioni. A volte è difficile tenerle tutte dentro. Alcuni giocatori sono più espressivi, altri meno.”
D: Al Roland Garros avevi parlato della necessità di gestire le energie. Come ti senti sotto questo aspetto qui a Wimbledon?
Novak Djokovic: “Sicuramente mi sento meglio, più fresco. Dopo tre partite qui ho più energie di quante ne avessi a Parigi.
È anche normale, considerando la differenza tra le due superfici. Sulla terra battuta ogni punto richiede uno sforzo fisico molto maggiore, con più rotazioni e scambi più lunghi. Qui il gioco è diverso.
Questo non significa che non consumi energie anche sull’erba. Ovviamente succede. Più si va avanti nel torneo e meno si è freschi dal punto di vista fisico, ma il mio obiettivo è mantenere la condizione al livello migliore possibile.
Come ho detto, non ho problemi particolari e mi sento bene.”
D: Oggi ci sono stati tanti punti spettacolari, con lui spesso a rete e tu costretto a trovare passanti e pallonetti. Quanto è stato difficile affrontare un giocatore con queste caratteristiche?
Novak Djokovic: “La sua varietà di gioco è stata una vera sfida, perché oggi non ci sono tanti giocatori capaci di muoversi con la stessa efficacia sia da fondo campo sia a rete.
Considerando la sua altezza si muove davvero molto bene. Ha ottimi slice, sia di diritto sia di rovescio, una prima di servizio molto pesante e serve spesso in avanti per poi seguire immediatamente la palla a rete.
Quando un giocatore alto serve a oltre 210 chilometri orari ed è già a rete prima ancora che tu riesca a rispondere, diventa davvero intimidatorio. Cerca continuamente di toglierti tempo e di portarti fuori dalla tua zona di comfort.
Oggi il suo piano tattico ha funzionato molto bene. È stata una partita davvero difficile. C’erano tanti scambi in cui sembrava una partita a scacchi: palla corta, rete, pallonetto, di nuovo rete. Me l’aspettavo, perché avevo studiato il suo tennis.
Già dai primi game si è visto. In situazioni in cui il 99% dei giocatori avrebbe cercato un vincente, lui sceglieva una smorzata. Variava continuamente il servizio, faceva serve and volley anche sulla seconda e ha giocato alcune volée davvero eccezionali.
È un giocatore estremamente creativo, molto completo e davvero difficile da affrontare in un terzo turno di Wimbledon.”
D: A fine partita hai mostrato tanta gioia. Quanto conta poter condividere questi momenti con i tuoi figli, che oggi sono abbastanza grandi per capire quello che stai vivendo?
Novak Djokovic: “La prima sensazione è sempre quella del sollievo per aver vinto la partita. Poi ho incrociato lo sguardo della mia famiglia, soprattutto dei miei figli. Oggi li sentivo continuamente fare il tifo per me dagli spalti.
Ieri sera ho parlato con mia figlia. Mi ha insegnato alcuni balletti che vanno di moda tra i ragazzi della sua età e abbiamo anche provato la coreografia. Non vedo l’ora di tornare a casa per chiederle come sono andato. A giudicare dalla sua espressione, probabilmente non è rimasta troppo colpita…” (sorride).
“È il mio modo di comunicare con i miei figli dopo le partite e di renderli felici. Cerco di non dare mai per scontati questi momenti, perché sono davvero rari e speciali.
Mi sento molto fortunato ad avere la possibilità di giocare sul Centre Court di Wimbledon davanti ai miei figli da tanti anni. Oggi sono abbastanza grandi per capire quello che succede e seguire davvero le mie partite. Per me è una benedizione.”

















