Roland Garros 2026, day 4: Federico Cinà “Ho sempre pensato di avere il livello”

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photo credit ©Patrick Boren

Il sorriso non cancella del tutto la delusione del momento, ma Federico Cinà lascia il Roland Garros con sensazioni importanti e con la consapevolezza di aver aggiunto un altro tassello al proprio percorso. Il giovane azzurro ha chiuso la sua avventura parigina dopo quattro vittorie che gli hanno permesso di mandare segnali concreti, soprattutto a sé stesso. E, nonostante la sconfitta, il bilancio resta positivo.

“Sì, sì. Chiaro che per me è un torneo molto buono. Avevo vinto quattro partite e comunque non c’ero mai riuscito in uno Slam, quindi sono felice di questo. A parte questo oggi sono andato in campo con non tante energie. È brutto sentirsi così in un match di questo turno perché c’era un po’ di frustrazione anche per queste sensazioni. Però capita, questo è il tennis. Ripeto, sono felice di tornare al Roland Garros e spero di poterne fare altri.”

Cinà ha parlato con lucidità anche delle aspettative che da tempo accompagnano il suo nome. In Italia il tennis vive un momento irripetibile e inevitabilmente ogni giovane talento viene osservato con enorme attenzione. Un contesto che il classe 2007 sembra però gestire con equilibrio.

“Io cerco sempre di pensare a me stesso e a fare il mio percorso. Non penso tanto agli altri quando mi alleno o quando gioco. Poi ovviamente le aspettative ci sono sempre perché se fai qualche risultato buono arrivano subito. Però diciamo che l’ho sempre gestita bene. Ovviamente adesso in Italia ci sono tantissimi giocatori fortissimi, quindi ci si aspetta sempre che tutti raggiungano i loro livelli. Io lavorerò per riuscirci, però ovviamente non è scontato. Cercherò di fare il meglio in allenamento per raggiungere i miei obiettivi.”

Uno dei temi inevitabili è quello del ranking, spesso vissuto come una sorta di etichetta definitiva nel tennis moderno. Cinà, invece, prova a guardare oltre il numero accanto al proprio nome.

“Ci sta che un giocatore venga rappresentato dal ranking perché comunque è quello che fai in un anno, quello che fai nella tua vita tennistica. Ovviamente ci sono momenti dove puoi valere di più del tuo ranking e momenti dove puoi valere di meno. Però l’importante non è quello, perché se fai tutte le cose bene in allenamento e lavori con costanza poi il ranking è una conseguenza. Io cerco di pensare a questo.”

Nelle prossime settimane il programma sarà piuttosto lineare: recupero, allenamento e ancora terra battuta prima del passaggio sull’erba. “In teoria dovrei fare questa settimana di recupero, poi una settimana di allenamento, poi due Challenger su terra e successivamente fare direttamente le qualificazioni di Wimbledon, senza tornei di preparazione.”

Infine, un passaggio interessante sul confronto con gli altri italiani del circuito. Allenarsi con giocatori già stabilmente ai vertici gli ha lasciato una convinzione precisa. “Quando ci alleniamo nei tornei con altri giocatori facciamo sempre punti e ovviamente, giocando con tanti italiani ma anche stranieri forti, ho sempre pensato di avere il livello. Questo ovviamente mi dà fiducia sia per i tornei sia per il futuro, perché se senti di avere il livello di un giocatore che magari è molto più in alto in classifica ti fa piacere e ti può dare fiducia sicuramente.”