Il Roland Garros femminile perde la sua testa di serie numero 1. Aryna Sabalenka è uscita nei quarti di finale, battuta da Diana Shnaider al termine di una partita girata completamente dopo il primo set. Sul Philippe-Chatrier è finita 3-6 7-5 6-0 per la numero 25 del seeding, che ha saputo resistere, rimettere in piedi il match e poi dominarlo nel parziale decisivo.
Sabalenka era partita meglio. Il 6-3 del primo set sembrava indirizzare la partita dalla parte della numero 1 del tabellone, ma Shnaider ha avuto il merito di non uscire mai davvero dall’incontro. Il secondo set è stato il punto di rottura: più equilibrio, più pressione nei turni di risposta e soprattutto la capacità di restare agganciata fino al 7-5.
Da lì, la partita ha cambiato volto. Il terzo set non ha avuto storia: 6-0 Shnaider, con Sabalenka sempre più lontana dal controllo dello scambio e incapace di riaprire una partita ormai sfuggita. Una vittoria pesante per Shnaider, non solo per il nome dell’avversaria, ma per il modo in cui è arrivata: rimontando la prima favorita del torneo e chiudendo con un set finale senza concedere game.
Nell’altro quarto della parte alta, Maja Chwalinska ha confermato il suo percorso sorprendente. La polacca, partita dalle qualificazioni, ha battuto Anna Kalinskaya con il punteggio di 7-6(3) 6-3 in 1 ora e 54 minuti. Il primo set è stato il passaggio chiave: Chwalinska lo ha portato al tie-break e lì ha giocato meglio i punti più pesanti, prima di prendere margine nel secondo.
Il suo torneo, a questo punto, non può più essere raccontato soltanto come una favola. Chwalinska è arrivata in semifinale passando dalle qualificazioni e battendo una testa di serie in un quarto di finale Slam. È un percorso enorme, costruito senza scorciatoie, e ora destinato a cambiare anche il peso della sua stagione.
Il quadro è chiaro: fuori Sabalenka, fuori Kalinskaya, avanti Shnaider e Chwalinska. Due risultati che ridisegnano il tabellone femminile del Roland Garros e aprono una semifinale inattesa, ma pienamente meritata da entrambe.


















