L’anomalia della Laver Cup: il torneo che tutti vogliono giocare ma che a nessuno frega di perdere

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    di Daniele Rossi

    La seconda edizione della Laver Cup è stato un altro successo, paragonabile se non addirittura maggiore a quello dello scorso anno di Praga.

    Il pubblico di Chicago ha risposto incredibilmente bene nonostante i prezzi dei biglietti altissimi, affollando lo United Center per tutte le sessioni.

    Abbiamo visto partite belle ed emozionanti, in cui lo spirito competitivo dei giocatori è stato sempre parecchio alto. La formula che prevede il progressivo innalzamento d’importanza dei match (le partite del venerdì contano 1 punto, quelle del sabato 2 e quelle della domenica 3) garantisce incertezza e pathos fino all’ultimo. Abbiamo visto i giocatori, slegati dal contesto serioso dei tornei del Tour, rivelarsi per quello che sono: fondamentalmente dei ragazzi a cui piace ridere, scherzare e fare casino come a tutti gli altri.

    E’ come ad una festa scolastica, in cui ci sono gli show man (Sock, Kyrgios, Tiafoe), i timidi (Goffin, Schwartzman, Edmund), gli imbucati (Chardy e Jarry), i belli (Zverev e Dimitrov) e i primi della classe (Federer, Djokovic, Anderson e Isner). Ci sono anche gli insegnanti (Borg e McEnroe) che vogliono fare bella figura davanti al preside (Rod Laver). Tutto divertente, di sicuro, ma anche incredibilmente artefatto.

    I giocatori del Team Europe alla fine hanno festeggiato alla grande con champagne, canti e balli. E gli sconfitti del Team World…? Beh, pure. Ed è proprio questo che, pur con tutti i suoi innegabili pregi, continua a qualificare la Laver Cup come un party di lusso organizzato da Federer e finanziato da ricchissimi sponsor.

    Quando si è mai visto i vinti festeggiare con i vincitori? Quando si è mai visto un giocatore sconfitto stappare champagne ed entrare in conferenza stampa con la musica rap a palla come Krygios e Tiafoe? Quando mai abbiamo visto John McEnroe sorridere beato dopo aver perso?

    Abbiamo visto i giocatori sconfitti tristi, distrutti, feriti, piangenti, orgogliosi…ma non li abbiamo mai visti festeggiare con gli avversari. Aldilà delle frasi di circostanza, se non ci sono veri trofei (e veri punti e veri soldi) in ballo, ai professionisti di vincere o perdere frega relativamente poco, com’è giusto che sia.

    La Laver Cup è una splendida esibizione, innaffiata di soldi e per questo organizzata in modo perfetto, ma rimane sempre e solo un’esibizione. In questo senso stridono ancora di più le frasi di McEnroe e Federer, che hanno dichiarato che l’ITF dovrebbe parlare con la Team 8 (l’agenzia di Roger che sta dietro l’organizzazione dell’evento) sulla questione Coppa Davis. Innanzitutto non si sa su quali basi e in seconda istanza dov’erano quando è stato perpetrato l’ignobile crimine della riforma? Parlare adesso è facile e soprattutto decisamente troppo tardi.