La salute dei giocatori e il ruolo delle superfici tornano al centro del dibattito attraverso le riflessioni di Jan Kodeš, vincitore di Wimbledon nel 1973 e due volte campione del Roland Garros. L’ex tennista cecoslovacco, nella prefazione al volume La scienza semplice del tennis di Rodolfo Lisi, ripercorre l’evoluzione dei campi nel circuito internazionale e solleva interrogativi sulle conseguenze della crescente diffusione del cemento.
«Sono nato sulla terra rossa, che considero al cento per cento la superficie migliore per giocare a tennis». Kodeš parte da una convinzione personale, legata alla propria formazione e alla carriera vissuta ai massimi livelli, per allargare lo sguardo ai cambiamenti che hanno trasformato il tennis negli ultimi decenni.
Dagli US Open sul verde al predominio del cemento
Il campione cecoslovacco individua negli anni Settanta una fase importante per l’evoluzione delle superfici. In quel periodo, Guillermo Vilas e Manuel Orantes conquistarono gli US Open sulla terra verde di Forest Hills, prima del trasferimento del torneo a Flushing Meadows. Dal 1978, gli US Open si disputarono sul cemento, segnando un passaggio significativo nella storia del torneo newyorkese.
Da allora, secondo la lettura di Kodeš, i campi duri hanno acquisito un peso sempre maggiore nel calendario professionistico. Una tendenza che si è consolidata nel tempo, estendendosi dagli Stati Uniti all’Australia, fino ai tornei organizzati in Asia e in Medio Oriente.
La salute dei tennisti al centro della riflessione
La questione, nella prospettiva di Kodeš, non riguarda soltanto le preferenze personali o le differenze tecniche tra una superficie e l’altra. Il tema principale è l’impatto fisico che il cemento può avere sui giocatori, considerando le sollecitazioni a cui il corpo è sottoposto durante allenamenti e partite.
L’ex campione ritiene che la progressiva diffusione dei campi duri non sia stata accompagnata da un’attenzione altrettanto marcata per la tutela della salute degli atleti. Una riflessione che si inserisce nel dibattito sulla gestione delle condizioni di gioco e sull’equilibrio tra le esigenze dello spettacolo e il benessere dei protagonisti.
Il dibattito sulle superfici nel tennis moderno
Le considerazioni di Kodeš riportano l’attenzione su una questione che coinvolge l’intero circuito: quanto dovrebbe pesare la salute dei giocatori nelle scelte relative alle superfici e alla loro distribuzione durante la stagione?
È uno degli spunti affrontati nella prefazione a La scienza semplice del tennis, volume di Rodolfo Lisi di prossima pubblicazione. Attraverso l’esperienza di un campione che ha conquistato tre titoli del Grande Slam in singolare, il tema delle superfici diventa così l’occasione per interrogarsi sull’evoluzione del tennis e sulle sfide ancora aperte per il futuro.


















