Filippo Volandri – Le prime parole da capitano di Coppa Davis a SuperTennis

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Filippo Volandri Capitano Coppa Davis

Filippo Volandri è stato intervistato dal canale SuperTennis a seguito della sua nomina di ieri come capitano della formazione italiana di Coppa Davis dopo 20 anni di era Barazzutti.

Vi proponiamo un estratto della sua intervista

Le prime sensazioni dopo la nomina

“É un onore e una responsabilità incredibile. Sono molto contento ed emozionato e so che è una grandissima responsabilità. Tra gli obiettivi c’è la collaborazione tra gli allenatori e giocatori stessi. C’è tanto lavoro da fare. Un ringraziamento va a Barazzutti che ha fatto un lavoro straordinario. Un bambino quando inizia a giocare ha dei sogni. Io avevo gli internazionali d’Italia e la maglia azzurra che ho avuto la fortuna di indossarla per molti anni, ma non mi aspettavo di fare il capitano. Ringrazio la Fit per questa grande opportunità”.

Il messaggio

“Far si che la maglia azzurra sia un sogno che può diventare realtà. Voglio che tutti facciano parte di questa squadra”. 

Sui giocatori 

Abbiamo una squadra di giocatori esperti e di tanti giovani. Abbiamo bisogno di tempo, ma l’obiettivo è guardare lontano e toglierci delle soddisfazioni. Credo che si debba guardare l’adattabilità dei giocatori alle superfici più che alla classifica”.

Un lavoro di squadra

“Il gruppo ha fatto la differenza in FED Cup e noi vogliamo ripartire da li portando le modernità che il tennis di oggi ci mette a disposizione. Abbiamo dei consulenti specializzati che ci aiutano nella crescita dei giovani e ci aiuteranno anche per la Davis”.

La pressione

“La pressione si gestisce con il gruppo di giocatori e allenatori. Saranno fondamentali. C’è tanta pressione che è divisa in tanti giocatori”.

Sul nuovo ruolo che lo porterà a dover studiare i migliori giocatori

“La mia fortuna è quella di fare un lavoro a 360° nel tennis che mi obbliga a studiare. Non si finisce mai di imparare. Io e tutto il team manteniamo sempre un occhio vigile per capire come il numero 1 e 2 del mondo si evolvono nel corso degli anni”.