Luciano Darderi arriva a Wimbledon con poche partite sull’erba nelle gambe, ma con la consapevolezza di essere cresciuto molto anche sulle superfici veloci. L’operazione alle tonsille ha rallentato la preparazione, ma il tennista azzurro guarda con fiducia al torneo londinese, dove sarà nuovamente testa di serie. Nel corso del media day ha parlato anche del rapporto con il padre Gino, della Top 10 e dei progressi compiuti negli ultimi anni.
D: È il tuo quarto Wimbledon. Come ci arrivi e come ti senti?
Luciano Darderi: “Sto bene. Ormai conosco questa superficie e so come si gioca in queste condizioni. Quest’anno è un po’ particolare perché ho disputato soltanto due partite sull’erba. Dopo l’operazione alle tonsille è stato un periodo più complicato, quindi la prendo con calma. Cercherò semplicemente di dare il massimo, perché non sono ancora al cento per cento.”
D: Hai cambiato qualcosa nell’approccio tecnico rispetto agli anni scorsi?
Luciano Darderi: “No, l’obiettivo è sempre quello di migliorare quello che faccio. Sull’erba cambia soprattutto l’aspetto mentale, perché è una superficie meno fisica e si gioca molto più velocemente. Non ho avuto tanto tempo per prepararmi, quindi dovrò cercare soprattutto di servire bene e rispondere bene.”
D: Quanto è cambiato il rapporto con tuo padre Gino, sia dal punto di vista umano sia lavorativo?
Luciano Darderi: “Abbiamo sempre avuto un ottimo rapporto. Da bambino avevo un carattere difficile e non ero semplice da gestire, ma con il tempo siamo migliorati tantissimo e i risultati si sono visti.
Mi dispiace un po’ per mio fratello Vito, perché in questo momento della mia carriera mio padre dedica quasi tutto il suo tempo a me e può seguirlo meno. Spero che nei prossimi mesi riesca a stare qualche settimana anche con lui. Per il resto continueremo a lavorare insieme, perché da quando sono arrivato nel circuito ATP non ci siamo mai fermati e i risultati stanno arrivando.”
D: Quanto è vicino l’obiettivo della Top 10? E cosa rispondi a chi sostiene che alcuni giocatori non meritino la classifica che occupano?
Luciano Darderi: “Nel tennis parlano i numeri. Conta la continuità, i risultati e i punti conquistati. Se un giocatore arriva in alto significa che ha ottenuto risultati importanti. Ho vinto un ATP, ho giocato bene in tanti tornei e penso che la mia classifica sia meritata.
Ognuno può avere la propria opinione, ma arrivare a questi livelli non è affatto semplice. E ancora più difficile è riuscire a restarci.”
D: È il tuo primo Wimbledon da testa di serie?
Luciano Darderi: “No, lo ero già due anni fa. L’anno scorso ero uscito dalle prime trentadue posizioni, ma poi sono risalito grazie ai risultati. Sono contento di essere di nuovo testa di serie e di ritrovare gli spogliatoi riservati ai primi trentadue del ranking.”
D: A cosa attribuisci la crescita che hai avuto negli ultimi anni?
Luciano Darderi: “Sono tanti anni che giro il circuito e ho sempre cercato di migliorare. Tre anni fa giocavo quasi esclusivamente sulla terra battuta, mentre negli ultimi due anni sono cresciuto molto anche sul cemento e l’ho dimostrato negli Slam.
Credo che proprio i miglioramenti sulle superfici veloci mi abbiano permesso di entrare tra i primi venti del mondo. La Top 10 resta un obiettivo molto difficile, perché servono continuità, salute e anche il momento giusto. Oggi si gioca quasi tutte le settimane e gli infortuni fanno parte della carriera di tutti.
Dopo l’operazione alle tonsille sono rimasto fermo per due settimane senza poter fare nulla. Non è semplice tornare direttamente a Wimbledon affrontando un giocatore come Ethan Quinn, che arriva da una finale sull’erba. Dal punto di vista mentale dovrò essere bravo a restare concentrato e cercare di migliorare giorno dopo giorno.”
D: Ti senti cresciuto anche dal punto di vista mentale?
Luciano Darderi: “Sì. Ogni giocatore lavora su questi aspetti in modo diverso. Noi lo facciamo internamente con il nostro team.”


















