Aryna Sabalenka esce dal Roland Garros nel modo più duro, travolta da Diana Shnaider dopo una partita che sembrava nelle sue mani e che invece si è trasformata in un crollo improvviso. La bielorussa, battuta 3-6 7-5 6-0, ha perso gli ultimi dieci game dell’incontro e in conferenza stampa non ha nascosto nulla della propria frustrazione.
Il primo commento è stato durissimo, quasi istintivo: “Nessun pensiero, nessuna emozione. In questo momento vorrei solo lasciare il tennis, ma vedremo. Vedremo tra qualche giorno. Spero di rimettermi mentalmente sulla strada giusta.”
La chiave della partita, per Sabalenka, è tutta nel secondo set. La numero uno del mondo ha avuto occasioni importanti, non le ha sfruttate e da quel momento Shnaider ha preso fiducia. “Sento di aver avuto opportunità molto buone nel secondo set. Ho rovinato tutto, poi lei è entrata in partita e ha giocato alla grande. Sento che mentalmente non sono riuscita davvero a recuperare dopo il secondo set. Penso che quello sia stato il mio errore più grande.”
Il dato più pesante resta la striscia finale: dieci game consecutivi persi, fino al 6-0 del terzo set. Un passaggio che Sabalenka ha descritto con parole molto forti: “Non so quando sia stata l’ultima volta che mi è successo di perdere dieci game di fila. Non lo so. Credo che mentalmente sia finita in un buco molto profondo, molto buio, e non sono riuscita a tornare mentalmente sulla strada giusta.”
C’è stato anche il tema delle condizioni di gioco, con il vento sul campo e il tetto lasciato aperto. Sabalenka ha ammesso di non aver chiesto la chiusura, ma ha lasciato intendere di non aver compreso fino in fondo la scelta: “Non so perché abbiano tenuto il tetto aperto quando c’era un vento così folle.” Poi però ha evitato di trasformare quella situazione in un alibi totale: “Come posso lamentarmi se quasi per tutta la partita per me stava funzionando tutto, ma poi mi è semplicemente scivolata via?”
La bielorussa ha insistito sulla componente mentale, più che su quella tecnica. Il problema, secondo lei, è la gestione emotiva nei momenti decisivi: “Mi sento davvero bene sulla terra. Mi sento bene sull’erba. Forse mi sto concentrando troppo sul fatto che non ho mai vinto uno Slam su queste superfici, e forse questo mi fa pensare troppo, mi rende troppo emotiva in certi momenti.”
Il punto, per Sabalenka, non è la mancanza di esperienza. Al contrario, proprio l’esperienza accumulata le impone ora di capire cosa accada quando la partita entra nella zona più fragile: “Devo sedermi e pensare apertamente a quello che succede nella mia testa in quei momenti difficili, perché sono una giocatrice piuttosto esperta. Ho attraversato tante cose e ho superato tante cose. Devo solo capire quella piccola cosa che a volte non funziona per me, e spero di riuscire a superarla.”
Sabalenka ha escluso di essere arrivata male alla partita. La mattina, ha raccontato, le sensazioni erano buone: “Mi sentivo davvero bene. Mi sentivo pronta a lottare. Mi sentivo pronta. Ero super motivata, come sempre. Non direi di aver fatto qualcosa di diverso al mattino.” Il problema, piuttosto, si è acceso durante il match: “Penso solo che ci sia qualcosa in un momento specifico della partita che succede, e io perdo il controllo del match.”
Alla domanda su come ripartire dopo una sconfitta così pesante, Sabalenka non ha cercato risposte costruite: “Non lo so. Onestamente non lo so.” Poi, nel finale, ha provato a trovare una chiave anche dentro una giornata così buia: “Quello che non ci uccide ci rende più forti, credo. A un certo punto capirò quella piccola situazione, e tornerò solo più dura.”
La chiusura è stata amara, ma anche molto umana, con una battuta che racconta quanto la delusione sia ancora viva: “Sapete quelle stanze in cui entri e distruggi tutto? Probabilmente passerò lì tutta la giornata di domani a rompere cose. Forse aiuterà, forse no.”
Resta una sconfitta pesantissima, non solo per il risultato ma per il modo in cui è arrivata. Sabalenka aveva il match in mano, poi ha perso controllo, lucidità e fiducia. Shnaider ha avuto il merito di restare dentro la partita, alzare il livello e prendersi con coraggio il momento.


















