C’è il tennis, certo. Ma poi c’è Wimbledon. E chi c’è, puó succedere, è quasi più interessante di chi vince.
Basta uscire dalla metropolitana di Southfields o dalla stazione di Wimbledon per capire che stai entrando in un mondo a parte. L’aria al mattino all’All England Club profuma di erba annaffiata, i marciapiedi pullulano di gentlemen in lino beige e signore in abiti pastello, e tutto sembra studiato per rispettare un protocollo non scritto: quello del glamour britannico.
Il torneo ha superato quota 500.000 spettatori anche quest’anno, ma qui non si parla solo di numeri. Si parla di presenze. Quelle vere. David Beckham, con occhiali da sole sempre perfetti. Kate Middleton che ormai è diventata la madrina dell’evento. E poi star del cinema, ex campioni in giacca e cravatta e influencer in cerca di un’inquadratura buona da postare.
Ma l’aspetto curioso è che a Wimbledon tutto questo non dà fastidio. Non è la mondanità di altri eventi sportivi, un po’ chiassosa e forzata. Qui tutto resta dentro i binari della naturalezza: compostezza, dress code rispettato e cellulare rigorosamente silenziato (quasi sempre!).
Il Centre Court è un teatro. Ma fuori, tra un match e l’altro, è tutta un’altra storia. Le aree hospitality sembrano delle piccole fashion week: c’è chi sfoggia il panama, chi l’abito a righe da spiaggia, e chi invece osa con sneakers fluo come vanno di moda oggi. Gli steward non fanno una piega, sempre perfetti dentro le loro divise immacolate.
Nel frattempo, la fila per le fragole con panna resta un’attrazione parallela al tabellone principale. Sono talmente iconiche che si gustano con lo stesso entusiasmo con cui si guarda Alcaraz giocare una demi-volée. Wimbledon è anche questo. Se non bastasse c’è sempre un Pimm’s da sorseggiare seduti su un telo stesso sulla Henman Hill.
E alla fine, nel gioco di chi c’è e di chi si fa vedere, il tennis si ritaglia il suo spazio. Sempre. Wimbledon è Wimbledon proprio perché riesce a far convivere tutto: il match point e l’abito su misura, il raccattapalle concentrato e il VIP nel Royal Box, il prestigio antico e lo show moderno.
E forse è anche per questo che, alla fine, ci torni. Per vedere il tennis, certo. Ma anche per vedere chi c’è.

















