Karolina Muchova conquista la seconda finale Slam della carriera superando Coco Gauff al termine di una battaglia spettacolare sul Centre Court. La ceca, al primo successo sul campo principale di Wimbledon, ha raccontato le emozioni del match, il significato di questo traguardo e la mentalità che l’ha accompagnata nei momenti decisivi del tie-break.
D: Karolina, sei in finale a Wimbledon. Come ti senti in questo momento?
Karolina Muchova: “Sto ancora cercando di realizzare quello che è successo. È stata una battaglia incredibile. Voglio semplicemente godermi questo momento.”
D: Sul punteggio di 8-8 nel tie-break hai ricevuto un warning per il tempo, poi hai sbagliato un rovescio. Cosa ti passava per la testa in quei momenti?
Karolina Muchova: “A dire il vero me ne ero già dimenticata. Mi ero completamente scordata del time violation.
Probabilmente ero al limite, ma non avevo guardato il cronometro. Cercavo soltanto di prendermi qualche secondo in più.
Sinceramente non credo che abbia avuto alcun effetto su di me.”
D: Era la tua prima partita sul Centre Court. Che atmosfera hai trovato? E come stai fisicamente dopo una battaglia così lunga?
Karolina Muchova: “Il Centre Court è qualcosa di incredibile. Stamattina ho avuto la possibilità di allenarmi lì e penso che mi abbia aiutato molto a prendere confidenza con il campo, il tetto e tutto l’ambiente.
È un campo bellissimo, completamente pieno di pubblico e con un’atmosfera fantastica. Giocarci è stato speciale, vincerci ancora di più.
Dal punto di vista fisico è stata una battaglia durissima, sia mentalmente sia fisicamente. Alla fine ho avuto un dolore da affaticamento al fianco, non agli addominali. Faticavo semplicemente a respirare e cercavo di massaggiarmi per far passare il dolore.
È stata una lotta vera fino all’ultimo punto.”
D: Come ti spieghi il fatto che la Repubblica Ceca continui a produrre così tante grandi giocatrici?
Karolina Muchova: (sorride) “Non ho una teoria precisa.
Abbiamo una grandissima tradizione tennistica. Quando ero piccola guardavo le giocatrici ceche che avevano qualche anno più di me ottenere grandi risultati e questo mi faceva pensare che un giorno avrei potuto riuscirci anch’io.
È bello che un Paese così piccolo riesca ad avere così tante tenniste di alto livello.”
D: Questa è la tua seconda finale Slam. Farai qualcosa di diverso rispetto a quella del Roland Garros?
Karolina Muchova: “Dovrei ricordarmi cosa avevo fatto a Parigi… sono già passati tre anni.” (sorride)
“Cercherò semplicemente di continuare quello che ho fatto in queste due settimane.
Domani mi allenerò una trentina di minuti, poi cercherò di recuperare il più possibile e di arrivare pronta all’ultima partita di sabato.”
D: Hai qualche rito particolare durante il torneo?
Karolina Muchova: “Nulla di speciale. Ogni giorno faccio un allenamento leggero di circa trenta minuti, giusto per prendere confidenza con le sensazioni.
Poi mi concedo mezza giornata libera, vado a mangiare qualcosa di buono e passo sempre nello stesso bar per prendere un caffè. Sono piccole abitudini che mi fanno stare bene.”
D: Nel tie-break hai continuato ad attaccare la rete anche dopo alcuni punti persi. È stata una scelta dettata dalla fiducia nel tuo gioco?
Karolina Muchova: “Durante quel tie-break è stato un continuo saliscendi anche dal punto di vista emotivo. Un punto giocavo un vincente bellissimo, quello dopo commettevo un errore davvero brutto.
Continuavo a ripetermi che dovevo restare aggressiva. Mi dicevo che, se avessi perso, volevo farlo alle mie condizioni. E le mie condizioni significano andare in avanti, giocare un tennis offensivo e cercare la rete.
Coco è un’atleta straordinaria e riesce sempre a rimettere una palla in più. Anche quando giocavo una buona volée sapevo che sarebbe stata ancora lì, pronta a trovare un passante incredibile. Ma questo è il mio tennis e volevo restare fedele al mio modo di giocare.”
D: Sul match point di Gauff, quando lei ha tentato la palla corta, hai pensato che fosse finita?
Karolina Muchova: (sorride) “In realtà pensavo di arrivarci.”
Alla domanda se si aspettasse la smorzata, ha aggiunto:
“Sì, pensavo di poterci arrivare. In uno scambio precedente aveva già provato quella soluzione e non ero riuscita a recuperarla. Questa volta sono stata felice che la palla non sia passata sopra la rete.”
D: Cosa rappresenta per te raggiungere la seconda finale Slam della carriera? E cosa pensi della sfida contro Linda Noskova?
Karolina Muchova: “È un momento davvero speciale. Raggiungere la finale in uno dei tornei più importanti e ricchi di storia del nostro sport è qualcosa di straordinario.
Anche solo avere l’opportunità di giocare sul Centre Court è stato bellissimo. Sapere di poter disputare un’altra finale Slam mi rende davvero felice.”
Quando le è stato comunicato che in finale avrebbe affrontato Linda Noskova, ha sorriso:
“L’ho scoperto proprio adesso. Sinceramente non ci avevo ancora pensato.”
D: Meno di un anno fa stavi rientrando dall’infortunio al polso. Hai mai avuto paura di non tornare più al tuo livello?
Karolina Muchova: “Per me c’erano solo due possibilità: o il dolore sarebbe passato e avrei ricominciato a giocare normalmente, oppure avrei dovuto operarmi.
Non ho mai preso in considerazione l’idea di continuare a convivere con quel dolore cambiando il mio modo di giocare. Ho anche provato a utilizzare il rovescio a una mano, ma non funzionava affatto.
Per fortuna, dopo tanto lavoro, il dolore è sparito e oggi posso di nuovo esprimere il mio tennis al cento per cento.”
Alla domanda su quando fosse scomparso definitivamente il problema, ha risposto sorridendo:
“Subito dopo Wimbledon dell’anno scorso.”
D: Quanto è stato importante il lavoro con Sven?
Karolina Muchova: (ride) “Credo di aver risposto a questa domanda praticamente in ogni conferenza stampa. Potete andare a rileggere quello che dicevo due giorni fa.”
“Posso solo ripetere che mi ha dato tantissimo. Sono davvero felice di averlo nel mio angolo. È una persona eccezionale.
Anzi, avrei preferito che parlasse lui con voi, così non avrei dovuto rispondere ogni volta alle domande su di lui.” (sorride)
D: Giochi spesso a padel. Pensi che ti aiuti anche nel tennis, soprattutto nel gioco di volo?
Karolina Muchova: “È difficile dirlo con certezza. Ci capita spesso di giocare a padel con il mio team, con il fisioterapista e con gli allenatori.
Quando poi durante gli allenamenti mi esce una bella volée, scherziamo dicendo che è merito del padel. Chissà se è davvero così…” (sorride)
“Di sicuro ci giochiamo molto e ci divertiamo parecchio.”
D: In finale ci sarà un’altra ceca. Vi chiedono continuamente come sia possibile che il vostro Paese produca così tante grandi tenniste. Che rapporto hai con questa domanda?
Karolina Muchova: (sorride) “A essere sincera, ormai mi sono un po’ stancata di sentirla. Me la fanno praticamente un giorno sì e uno no.
Credo che tutte noi abbiamo già provato a rispondere in tutti i modi possibili.
Da una parte è bello, perché significa che il nostro Paese e il tennis ceco stanno facendo qualcosa di speciale. Siamo una nazione piccola ed è incredibile vedere così tante giocatrici ai vertici.
Dall’altra, però, ogni volta cerco di trovare una risposta diversa e ormai non so davvero più cosa dire.”
D: Da bambina pensavi che l’erba sarebbe diventata una delle tue superfici migliori?
Karolina Muchova: “In realtà non ci pensavo proprio. Da piccoli, nella Repubblica Ceca, si gioca quasi sempre sulla terra battuta.
Poi, quando entri stabilmente nel circuito, finisci per giocare soprattutto sul cemento.
Fino a quest’anno non avevo nemmeno disputato così tante partite sull’erba. Credo però di essere una giocatrice capace di adattarsi bene a tutte le superfici.
Mi piace poter utilizzare colpi, rotazioni e soluzioni diverse a seconda del terreno di gioco. Anzi, ogni volta aspetto con piacere il cambio di superficie: dal cemento alla terra, poi all’erba e di nuovo al cemento. Mi diverte questa varietà.”


















