Wimbledon, Arnaldi: “Ho fiducia, ma qui non ho mai vinto una partita”. L’azzurro punta a rompere il tabù Wimbledon

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©Marta Magni Images

Matteo Arnaldi si presenta a Wimbledon con entusiasmo e con la fiducia accumulata grazie allo splendido percorso al Roland Garros. Il ligure, però, sa bene che ai Championships deve ancora sbloccarsi: in carriera non ha mai superato il primo turno e nelle ultime stagioni è stato frenato anche da problemi fisici. Nel media day ha parlato del recupero dopo Parigi, del piede, del cambio nel team e degli obiettivi per il torneo londinese.

D: Come stai fisicamente dopo il Roland Garros?

Matteo Arnaldi: “Sto bene. A Parigi non so bene cosa sia successo, è stato sicuramente un virus o qualcosa del genere. È durato due o tre giorni, poi piano piano ho ripreso ad allenarmi e siamo andati subito sull’erba, perché so che quando cambio superficie il piede mi dà ancora fastidio. L’obiettivo era passare il più tempo possibile sull’erba per arrivare pronto a Wimbledon e credo che ci siamo. In questo momento non ho più male e questa è sicuramente la cosa più importante per me.”

D: Arrivi probabilmente in uno dei momenti migliori della tua carriera. Quanto ti dà fiducia?

Matteo Arnaldi: “Sicuramente ho fiducia dopo un torneo come quello di Parigi. Però qui non ho mai vinto una partita, quindi il primo obiettivo è proprio quello. A Wimbledon sono sempre stato un po’ sfortunato: per due anni ho avuto problemi fisici, mentre un’altra volta ho perso al quinto set dopo essere stato avanti due set a zero contro Botic van de Zandschulp, che è un giocatore che sull’erba si esprime molto bene. So di poter fare bene, però prima deve arrivare questa prima vittoria.”

D: Il piede ti dà ancora fastidio? È sempre il problema nato nel 2025?

Matteo Arnaldi: “Sì. Fino a Montecarlo ho avuto sempre problemi. Il fastidio arriva soprattutto quando cambio superficie o quando viaggio molto. Ci sono giorni e momenti in cui lo sento di più. Io e il mio team sappiamo come gestirlo e proprio per questo siamo andati subito a giocare sull’erba e siamo arrivati qui con un po’ di anticipo, così da poter trascorrere più tempo possibile su questa superficie e adattarci meglio.”

D: Al di là del problema fisico, che cosa è cambiato da Cagliari in poi? Cos’è scattato?

Matteo Arnaldi: “La cosa principale è che ho ricominciato ad allenarmi. Dopo Madrid ho cambiato il mio team e da quel momento abbiamo iniziato a lavorare con continuità. Per parecchio tempo non riuscivo ad allenarmi come volevo e questo era il problema più grande. Poi abbiamo capito come gestire determinate situazioni e come organizzare il lavoro, così ho potuto tornare a stare tanto tempo in campo senza avere particolari problemi.

Cagliari è stata sicuramente una sorpresa. Non posso dire il contrario, perché arrivavo da appena tre giorni di allenamento e non avevo avuto il tempo di prepararmi davvero. Però avevo una grandissima voglia di tornare a giocare a tennis, che era la cosa che mi era mancata di più. Credo che proprio a Cagliari questo si sia visto, anche nelle partite in cui mi sono trovato sotto di un set. Mi mancava semplicemente poter giocare senza dolore e quella sensazione mi ha dato la spinta per continuare.

Ho sempre saputo di avere il livello per stare dove sono adesso. Quando ho ritrovato fiducia e ho ricominciato a sentirmi bene, i risultati sono arrivati naturalmente. In campo stavo sempre meglio, le cose che prima non funzionavano hanno iniziato a funzionare e, soprattutto, sono riuscito di nuovo ad allenarmi bene anche dal punto di vista fisico. Tutti questi aspetti insieme mi hanno portato ad essere dove sono oggi.

Poi c’è stato anche il Roland Garros, che è andato persino oltre quello che probabilmente ci aspettavamo. Ma è arrivato facendo quello che so fare meglio: stare tanto in campo, giocare tante partite lunghe ed esprimermi al massimo.”

D: Al Roland Garros hai vinto tante partite al quinto set. Sull’erba il gioco è molto più rapido e c’è meno tempo per recuperare. Come cambia l’approccio?

Matteo Arnaldi: “Credo che questo sia stato il problema degli ultimi anni. Sull’erba ci sono meno scambi, meno tempo per entrare in partita e per fare il tipo di gioco che piace a me.

Allo stesso tempo penso di muovermi meglio di tanti altri su questa superficie e di avere caratteristiche che possono adattarsi bene all’erba. Il problema è che finora non ho mai avuto la possibilità di dimostrarlo. L’anno in cui ero avanti di due set la partita è girata per pochissimo e lui è stato bravo a ribaltarla.

Quest’anno arrivo da testa di serie. Non significa avere partite facili, ma magari incontri un po’ più adatti per entrare bene nel torneo, prendere fiducia su questa superficie e cercare di esprimermi al cento per cento.”

D: Che cosa cercavi con il cambio di allenatore e cosa hai trovato in Fabio?

Matteo Arnaldi: “Con Alessandro Petrone sono stato fin da quando ero bambino, quindi non era semplice cambiare. Avevo bisogno di una persona con caratteristiche simili, ma che riuscisse anche a darmi qualcosa in più. Nella prima esperienza dopo il cambiamento non avevo trovato quello che cercavo, mentre con Fabio sì.

A me piace vivere il tennis con serenità, scherzare e divertirmi fuori dal campo. Poi, quando si entra in campo, cambia completamente l’atteggiamento di tutto il team: si diventa seri, si lavora, si parla di tennis e ci si concentra solo su quello. Finito l’allenamento si torna a scherzare e a divertirsi.

Non è facile trovare persone che capiscano il mio modo di vivere il tennis e il mio approccio al lavoro. Con Fabio è successo e credo che tutto il team abbia trovato un equilibrio molto positivo. È questa la cosa che ha funzionato meglio per me.”

D: È giusto dire che vivi per il tennis?

Matteo Arnaldi: ”‘Vivere’ è una parola grande. Sicuramente nella vita ci sono altre priorità. Però mi è sempre piaciuto giocare a tennis, è una cosa che mi diverte e proprio per questo non mi pesa farla.”