Da Parigi – Una vittoria pesante, di quelle che lasciano il segno non solo per il risultato, ma per come è arrivata. Tra tensione, occasioni costruite e poi sfuggite e la necessità di restare lucido nei momenti chiave, Federico Cina analizza così il successo contro Alexis Galarneau per 5-7 6-2 7-5 che gli vale l’accesso al primo main draw in uno slam della sua carriera.
Un ultimo game di servizio pesante “Ma onestamente tanti pensieri, però ogni volta che avevo tanti pensieri cercavo di pensare al singolo punto, come giocarlo e prendermi tempo tra un punto e l’altro. Ho messo comunque tre prime, quindi l’ho fatto molto bene. Ho avuto anche tante occasioni sul servizio, quindi avevo perso tanti game quando ero sopra… Era un game difficile, però sono felice di come l’ho gestito.”
La partita ha avuto un andamento tutt’altro che lineare, con vantaggi costruiti e poi rimessi in discussione, una dinamica che avrebbe potuto cambiare l’inerzia dell’incontro ma che invece ha evidenziato la capacità di restare ancorato al presente, senza lasciarsi travolgere dall’andamento emotivo del match.
“Sia al primo che al terzo set ero avanti e poi mi facevo comunque riprendere. Al primo un po’ diverso perché lui ha iniziato a giocare meglio, soprattutto nei suoi game di servizio, e mi dava meno possibilità, mentre io ho iniziato a servire un po’ peggio. Al terzo invece sentivo che potevo chiuderla ogni game, magari quando serviva lui. Anche sul 4-0 30 pari palla break… non mi sentivo di spingere come avrei dovuto, ma non era quella la mia tattica. Potevo fare meglio. Quando mi ha recuperato, soprattutto sul 4 pari dopo aver perso il game dal 30-0, ho avuto tantissimi pensieri, ero un po’ nervoso. Però sono stato bravo a rimettermi subito lì: non c’era tempo per lamentarsi o abbattersi.”
Dentro il racconto emerge anche la consapevolezza di ciò che significa arrivare su certi palcoscenici, con lo sguardo già rivolto a quei campi che rappresentano il sogno di ogni giocatore. “Ovviamente il sogno di tutti è essere sul centrale degli Slam. – racconta il giovane azzurro – Il Philippe Chatrier non l’ho mai vissuto davvero, forse da piccolissimo, ma entrarci sarebbe incredibile, anche perché vorrebbe dire affrontare un giocatore molto forte e avere tanto da imparare.”
A caldo, però, le emozioni restano difficili da decifrare fino in fondo. La soddisfazione è grande, ma ancora da metabolizzare, soprattutto considerando il peso del risultato ottenuto. “Ancora no, ho appena finito ed è tutto molto fresco. Però sono veramente felice. Vincerla così è ancora più bello. Non avevo mai superato le qualificazioni di uno Slam e qui a Roland Garros forse non me l’aspettavo nemmeno troppo. Sono molto felice di esserci riuscito.”
Un successo arrivato al termine di una battaglia lunga e dispendiosa, condizionata anche da condizioni ambientali completamente diverse rispetto ai giorni precedenti, tra freddo e pioggia prima e caldo intenso poi. “Sì, c’è stata sempre pioggia e freddo nei giorni scorsi, oggi invece faceva caldissimo. Abbiamo giocato più di due ore e quaranta, quindi è stata davvero una partita bellissima che mi ricorderò per sempre.”
C’è poi un aspetto tecnico e di adattamento che rende questo risultato ancora più significativo: la crescita su una superficie che, almeno inizialmente, non sembrava la più favorevole. “Sì, se avessi pensato a uno Slam avrei detto magari US Open o Australia, perché sul veloce mi trovo meglio. Però qui mi sono trovato bene fin da subito e sto prendendo sempre più confidenza con la terra. Sono felice di essermi qualificato proprio qui.”
Determinante, come spesso accade, il ruolo del team, presenza costante nei momenti più delicati del match, capace di riportarlo subito dentro la partita quando la tensione rischiava di prendere il sopravvento. “È importantissimo. Mi danno quella spinta in più nei momenti difficili, come sul 4 pari. Mi aiutano a restare nel presente. Nei momenti buoni mi caricano, in quelli più complicati mi rimettono sulla strada giusta. Sono fondamentali e sono felice di averli tutti con me.”
Infine, uno sguardo più personale, tra il rapporto con il padre e le emozioni condivise fuori dal campo, fino alla soddisfazione di vivere questo momento in un contesto così importante. “Abbiamo un bellissimo rapporto fuori dal campo. In campo ci sono momenti di tensione, ma sempre in buona fede. So che vuole aiutarmi e fa tutto per me, quindi lo devo ringraziare tanto. Sono felice di aver raggiunto questo obiettivo anche per lui.”
E poi adesso c’é l’accesso al main draw “Sì, lo guardo sicuro… poi quello che viene, viene.”


















