AO 2020, day 14. Djokovic sull’ottovolante, Thiem rimontato e battuto al quinto set: 8° Australian Open e 17° Slam

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di Daniele Rossi

Novak Djokovic batte Dominic Thiem 6-4 4-6 2-6 6-3 6-4 e diventa campione degli Australian Open per l’ottava volta.

Un’altra epica finale, un’altra rimonta e un’altra vittoria per l’indistruttibile serbo, diventato definitivamente re di Melbourne Park. Vittoria numero 8 in altrettante finali australiani e Slam numero 17 in carriera, il 9° negli ultimi quattro anni. Con questo Major, Nole avvicina Nadal e Federer, mettendo loro ulteriore pressione, anche per un sogno chiamato Calendar Grand Slam, un’impresa che Djokovic ha nelle corde e che, incastrandosi tutto alla perfezione, potrebbe pensare di portare a compimento.

Certo, il Djokovic di oggi non è più il robot implacabile e quasi imbattibile di qualche anno fa: accusa dei cali, ogni tanto si distrae, commette errori grossolani e si innervosisce forse qualche volta di troppo. Sono però “debolezze” più umane che lo stanno facendo avvicinare maggiormente al pubblico e che tuttavia non portano nocumento ai suoi risultati, che rimangono fenomenali.

Fenomenale lo è stato anche Dominic Thiem, che perde la sua terza finale Slam su tre disputate. Che nessuno si azzardi ad etichettare come “perdente” l’austriaco, che in queste finali ha perso a Parigi con il più forte giocatore sulla terra di tutti i tempi e oggi con uno dei giocatori più forti sul cemento di tutti i tempi. Dominic però si sta avvicinando e ha avuto la concreta possibilità di vincere, quando nel quarto set si è procurato due palle break, poi vanificate da due inaspettati colpi da campione di Nole: un serve and volley e una palla corta.

La partita è stata davvero un ottovolante, con continui capovolgimenti e un tennis, seppure non trascendentale a livello estetico, tremendamente emozionante dal punto di vista dell’intensità e della lotta.

Djokovic era partito a razzo nel primo set, tanto da far pensare ad un pratica che si sarebbe chiusa in fretta. Invece Thiem recuperava il break, ma poi cedeva sul più bello, ovvero sul 4-5 con due errori di diritto e un doppio fallo, quasi ad imitare quanto fatto dalla sua collega Muguruza ieri.

Il secondo set era speculare al primo, con l’austriaco che si portava avanti di un break, si faceva recuperare e poi toglieva il set all’avversario nell’ultimo game in risposta. Colpa di Nole, che si prendeva due warning (giusti) per time violation, si innervosiva con il giudice di sedia Dumosois e sul set point spediva un diritto lungo di metri.

Nole a questo punto entrava in rottura prolungata e accusava anche un netto calo fisico. Thiem dominava il set e si portava sul 2-1. Djokovic non era mai stato sotto di un set in una finale in Australia e quando gli era successo negli altri Slam non era mai stato in grado di rimontare.

Djokovic però era ben lungi dall’arrendersi. Messosi alle spalle il nervosismo e il calo fisico, annullava da campione le due palle break di cui sopra che forse sarebbero state decisive. Break mancato, break subito. Thiem all’improvviso non riusciva più ad incidere con il back di rovescio e lo stesso colpo lungolinea funzionava a singhiozzo. Nole faceva quindi un altro break e ad inizio del quinto si ripeteva, grazie anche ad un serie di diritti sbagliati dell’austriaco.

Una volta acquisito il vantaggio, Djokovic non si voltava più indietro e allo scoccare delle quattro ore di gioco, teneva agevolmente il servizio per sigillare lo Slam numero 17.

Doveroso applauso per entrambi i protagonisti, che ci hanno regalato un’altra grande finale Slam, dopo quelle a Wimbledon e US Open 2019, tutte conclusesi al quinto set.

Per Djokovic si tratta della conferma di un trionfo annunciato, ma comunque da sudarsi e guadagnarsi, per Thiem la conferma che la vetta dell’Olimpo è vicina.

A “Dominator” però serve più sangue freddo nei momenti importanti e forse avere la fortuna di non dover incontrare quei tre mostri sacri che continuano a cannibalizzare i Major. Oggi Djokovic ha fatto valere esperienza e personalità, nonostante il pubblico, a parte la folta e rumorosissima comunità serba, abbia ancora una volta preferito il suo avversario.

Si conclude un’edizione degli Australian Open che partiva sotto i peggiori auspici e che invece, grazie alla clemenza del meteo e alla solita perfetta organizzazione “Aussie”, è stato un successo.

FINALE UOMINI

[2] N. Djokovic b. [5] D. Thiem 6-4 4-6 2-6 6-3 6-4