Verso l’Atp Challenger Firenze 2019: Il tennis, l’arte e i cavalieri

Atp Challenger Firenze – Se l’Italia è stata la patria del Rinascimento, Firenze è stata la città che più di tutte ne ha incarnato l’essenza. Culla di quel movimento ove arti, scienze e letteratura sono rifiorite nel massimo splendore, dopo la desertificazione culturale dell’oscurantismo medioevale.

Tutto cominciò con la famiglia de’ Medici che commissionò le più belle produzioni artistiche del ‘400, poi arrivarono tre geni assoluti – Michelangelo Buonarroti, Raffaello Sanzio e Leonardo da Vinci – che lasciarono alla città un patrimonio dal valore incommensurabile. Con Michelangelo che scolpì il David e Raffaello che dipinse le Madonne, tra cui la più famosa “del Baldacchino” ed anche l’opera omnia di Leonardo da Vinci, quella pittura che ritraeva Monna Lisa Gherardini, sposata al mercante Francesco del Giocondo, fu realizzata nel periodo fiorentino dell’artista e venduta da questi sul mercato francese già nel 1516.

Un patrimonio intellettuale, artistico e culturale che non ha eguali e che si arricchisce con Ponte Vecchio, gli Uffizi, Palazzo della Signoria, le chiese di San Lorenzo, di Santa Croce e di Santa Maria Novella fino alla cattedrale di Santa Maria in Fiore che, quando fu completata nel ‘400, era la più grande chiesa al mondo. Quella cattedrale, con accanto il battistero di San Giovanni Battista e il campanile di Giotto, che per sintesi viene chiamata Duomo e che custodisce al proprio interno capolavori dell’arte vetraria italica del ‘300 e ‘400 e che sulla sua terrazza ospita la cupola di Filippo Brunelleschi, la più grande in muratura a forma ottagonale, mai costruita.

Ma in quel periodo storico di rinascita del paese, Firenze fu all’avanguardia anche nel tennis. O meglio, quella sorta di gioco che all’epoca si chiamava “gioco della pallacorda”.

Fu Donato Velluti, commerciante originario di Poggibonsi, diventato priore a Firenze che – nella stesura della sua Cronica di Firenze del ‘300 – raccontava di 500 cavalieri venuti dalla Francia che si dilettavano in un passatempo ludico con il battitore che per dare inizio al gioco, gridava in francese tenez (tenete) al ricevitore, nel momento in cui lanciava la palla. I francesi gridavano tenez e i fiorentini si appropriarono del gioco, denominandolo con una storpiatura più vicina al suono latinistico di tenes e diffondendolo per il territorio, adibendo anche un campo ufficiale nel parco cittadino: lo Sferisterio delle Cascine.

 

E proprio dalle Cascine, un terreno di 160 ettari che Alessandro e Cosimo I de’ Medici utilizzavano per le loro battute di caccia, fu fondato nel 1898 il Circolo Tennis Firenze, che oggi festeggia la bellezza di 121 anni! Fu fondato da 30 padri nobili, in parte fiorentini e in parte inglesi., contagiati da lla passione travolgente del nuovo sport e che ritrovarono in un ideale punto di ritrovo attorno ad una “capannina”, diventata poi una palazzina da mattoni rossi. Era cronologicamente il quinto circolo italiano a iscriversi all’Associazione Italiana di Lawn Tennis, istituita a Roma il 16 aprile del 1894. Non era più il gioco della pallacorda come lo praticavano i cavalieri francesi ma un tennis moderno, quello come lo conosciamo oggi.

Era nato, come tante altre discipline sportive, in Inghilterra nel 1873 per merito del maggiore Walter Wingfield che lo aveva presentato alla regina Vittoria durante un “lawn party” (intrattenimento sull’erba). Nel 1977 nacque il Campionato di Inghilterra, vale a dire Wimbledon (ecco chi è l’ultimo vincitore ai Championships), e nel 1888 viene fondata la Lawn Tennis Association con lo scopo di codificare le regole del gioco.

Il tennis era già praticato a Firenze in alcune ville private, soprattutto in quella dell’ industriale Cosimo Vittorio Cini, che in seguito ricoprirà per 30 anni la carica di primo presidente del tennis fiorentino. Per realizzare l’impresa” venne presa in affitto dal comune una piccola parte del parco, che, già storica proprietà della famiglia dei Medici, era stata poi ceduta al demanio nel 1790.

Si giocava direttamente sul prato verde, poi furono costruiti due campi in terra, quindi la palazzina nel 1900, opera dell’architetto fiorentino Pietro Berti, la cui facciata, con qualche modifica, è quella che ancora oggi è l’immagine iconografica del club. La Toscana era in quegli anni culla del tennis, considerato anche che nel 1896 era nato il Lawn Tennis Club Viareggio e tre anni dopo il Lawn Tennis Club di Arezzo.

I primi tornei, solo per uomini, iniziarono proprio ad inizio secolo  Ma due anni più tardi Firenze fu il primo circolo italiano a far gareggiare anche le donne. Intanto, però, il 18 maggio del 1910 si erano riuniti a Firenze, nei locali del Circolo Tennis, i rappresentanti dei dodici maggiori circoli italiani che diedero vita alla Federazione Italiana Tennis, presieduta dal conte fiorentino Piero Antinori.

Il tennis, così come lo conosciamo oggi, era approdato in Italia già alla fine dell’800, ma ora doveva darsi un’organizzazione sistematica e promozionare la diffusione della disciplina con la creazione delle strutture periferiche, l’istituzione delle classifiche nazionali e l’organizzazione delle nazionali azzurre per gli incontri di Coppa Davis. E per farlo promotori, appassionati, dirigenti e giocatori si diedero appuntamento in riva all’Arno.

Dal 1919 al 1935 il Circolo di Firenze ampliò a sei i campi di gioco. E furono ancora le donne a dare le maggiori soddisfazioni sportive: nel 1926 Anna Luzzatti, Margery Maquay, poi Lucia Strozzi e Gabriella Malenchini, tutte tesserate per il Tennis Firenze, imposero la loro supremazia sul territorio nazionale.

Il Torneo di Firenze prese a svolgersi ogni anno a maggio. Fin dal 1925. Generando un grande interesse organizzativo, qualificandosi come una occasione sportiva e mondana alla quale la città non  poteva mancare. Non erano più cavalieri francesi, ma atleti di ogni dove, armati di una lignea racchetta che si davano battaglia lanciando e colpendo palle felpate.

Nel glorioso impianto del parco delle Cascine scesero in campo in quegli anni campioni veri della racchetta, come lo statunitense “Big” Bill Tilden, che aveva all’attivo 19 tornei del Grande Slam (10 in singolare, 4 in doppio e 5 in doppio misto), quindi due dei moschettieri francesi, Henry Cochet e Renè Lacoste. Con il primo che vantava ben 15 successi Slam (7 in singolo, 5 in doppio e 3 in doppio misto) ed il secondo, che anche i non appassionati conoscono per aver creato la polo con la griffe del coccodrillo, che poteva fregiarsi di ben 10 primi posti Slam (7 in singolo e 3 in doppio).

Nel 1939 per rilanciare il Circolo si decise di costruire una piscina. L’incarico fu dato all’architetto Gherardo Bosio, personalità di spicco del razionalismo toscano di quegli anni. Quindi con la guerra tutto si bloccò .

Gli eventi della seconda grande guerra mondiale fermarono le attività ludiche e ricreative dei paesi belligeranti ed anche il tennis a Firenze fu costretto a prendersi una pausa forzata con la struttura sportiva e ricreativa che venne occupata in seguito dagli americani che ne fecero un deposito di derrate alimentari.

Il torneo riprese solo nel 1949 e andò avanti fino al 1958. Sotto l’appassionata presidenza di Federico Dalgas, i campi divennero nove e il torneo fu cadenzato a maggio In quei dieci anni calcarono i campi del Circolo Tennis Firenze campionissimi di fama internazionale, come l’occhialuto ceko Jaroslav Drobny, che viaggiava però con passaporto egiziano, vincitore a Wimbledon nel 1954 ed al Roland Garros nel 1951 e 1952, ma anche trionfatore 3 volte al Foro Italico. Poi lo statunitense Arthur Larsen, detto Tappy (perché era uno con il tic che toccava ogni cosa avesse a tiro) che si impose a Forest Hills nel 1950 e tutti i più forti italiani dell’epoca, da Rolando a Marcello Del Bello, a Gianni Cuccelli, Fausto Gardini, Orlando Sirola e Nicola Pietrangeli, il primo grande campione di tennis italiano.

Arrivarono anche le donne con l’americana di San Diego, Maureen Connoly, che si aggiudicò il Grande Slam nel 1953, la brasiliana di San Paolo, Maria Ester Bueno (con all’attivo 3 Wimbledon e 4 Forest Hills) e la prima “colored” vincente, l’americana della Carolina del Sud, Althea Gibson, che aveva messo in bacheca 5 tornei del Grande Slam.

Poi ancora una pausa e nel 1973, Firenze entra di diritto nel circuito dell’ATP, dell’Associazione Tennisti Professionisti.

 


 

Di Lello Cirillo (ufficio Stampa Atp Challenger Firenze 2019)

 

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