1983, l’anno di Yannick Noah

Yannick Noah è nato a Sedan in Francia, ma ha trascorso la sua giovinezza in Camerun, dove fu notato da Arthur Ashe, che contattò Philippe Chatrier, il presidente della federazione francese di tennis, chiedendogli di investire su quel ragazzo. Noah si dimostrerà un giocatore dal grande talento e sarà proprio grazie a lui che il tennis francese tornerà ai fasti di un tempo.

Il tennista francese era dotato di un’ottima condizione atletica, che compensava alcune lacune tecniche, come la sua difficoltà nell’esecuzione dei colpi in controbalzo. Noah non era un giocatore potente da fondo campo, prediligeva il gioco d’attacco. La sua arma principale consisteva in un colpo d’approccio di rovescio tagliato, che gli consentiva di scendere a rete e chiudere il punto. Il suo servizio slice esterno metteva in gran difficoltà i suoi avversari. Grazie alla sua altezza, riusciva col suo smash a prendere pallonetti che sarebbero risultati imprendibili a qualsiasi altro giocatore.

Il 1983 sarà l’anno della consacrazione per Noah, che precedentemente si era già fatto notare nel circuito, grazie a vittorie importanti su giocatori del calibro di Ivan Lendl.

I francesi aspettavano da tempo che un loro connazionale riuscisse nell’impresa di vincere il Roland Garros. Tutto il pubblico seguì con grande attenzione il giocatore di origini camerunensi fin dai primi turni del grande slam. Nella prima partita, Yannick Noah, perse solo tre games contro lo svedese Jarryd, futura leggenda del doppio. Nel secondo turno, sconfisse in tre sets Victor Pecci, che aveva raggiunto la finale dello slam parigino pochi anni prima. Noah supererà abbastanza agevolmente anche il terzo turno e gli ottavi di finale, deliziando il pubblico di casa.

Nei quarti di finale il percorso si complicò con Ivan Lendl, giocatore con cui Noah non ha mai avuto un ottimo rapporto. Il primo set fu molto combattuto e Noah riuscì ad aggiudicarselo al tie break. Lendl subì il colpo, perdendo anche il secondo set per 6-2. La partita ancora non era chiusa: nel terzo set Lendl riuscì ad ottenere una palla break sul finire del set, conquistandolo per 7-5, riaprendo così il match. Il cecoslovacco accuserà il calo fisico, e non riuscendo a conquistare nemmeno un game nel quarto set, che vide il dominio assoluto del francese. Un’altra grande sorpresa riservarono i quarti di finale, grazie al match vinto da un altro francese, Christophe Roger Vasselin, che sconfisse il numero 1 in carica Jimmy Connors.

In semifinale nel derby francese però Noah vinse il match in una partita senza storia, accedendo alla prestigiosa finale, dove ad attenderlo c’era lo svedese Mats Wilander, detentore del titolo. Il pubblico di casa si fece sentire, supportando il proprio beniamino in ogni punto del match. Noah, incoraggiato e inneggiato dalla folla, riuscì ad esprimere il suo gioco, non sentendo troppa pressione addosso e vincendo facilmente il primo set contro Wilander (6-2).

Il secondo set fu più combattuto e fu deciso alla fine da un episodio, una palla break che costò cara allo svedese, che perse 7-5. Wilander, non abituato a demoralizzarsi e a mollare, trascinò Noah fino al tie break del terzo set, che però vide ancora una volta il giocatore francese trionfare.

Certamente è rimasta impressa nella mente non solo di tutti i francesi, ma anche di tutti gli appassionati di tennis, l’immagine della discesa a rete di Noah e il pallonetto di Wilander che usciva. Il padre di Noah scese in campo e corse ad abbracciare il figlio, mentre tutto il pubblico era in festa e intonava la marsigliese. Finalmente un francese era riuscito a riconquistare il Roland Garros. Noah si dimostrò invincibile sulla terra battuta, aggiudicandosi la vittoria di molti altri tornei, tra cui gli Internazionali d’Italia a Roma nel 1985.

Il tennis francese era tornato al vertice, Yannick Noah si rivelò uno dei pochi tennisti ad essere tra i più vincenti sia come giocatore che come allenatore. Nel 2005 il suo nome è stato impresso nell’International Tennis Hall of Fame, tributo più che mai meritato.


 

di Valerio Falcioni – foto credit ©MICELOTTA FRANK AFP

 

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