Wimbledon 2019: le riflessioni del dopo finale

Di Paolo Rossi – foto credit AELTC/Thomas Lovelock

Una finale memorabile va in archivio. Djokovic ha portato a 16 il totale delle sue vittorie nei tornei Majors. Nadal sopravanza con 18 titoli. In testa ancora Re Roger Federer con 20. Numeri stellari.

Quando l’americano Peter Sampras soprannominato “Pistol Pete” per la veemenza del suo colpo di servizio, si ritirò dall’attività agonistica nell’agosto dell’anno 2003, in molti si chiesero quale sarebbe mai stato il campione capace di vincere quanto lui ben 14 prove delle Slam, tra cui 7 Wimbledon. Senza immaginarlo all’epoca in cui accadde, nel luglio del 2001, il destino aveva già programmato il futuro. Sampras fu sconfitto in quei giorni nel quarto turno dei Championships da un giovanissimo Roger Federer, nemmeno ventenne, dopo una straordinaria partita conclusasi al quinto set. Fu una sorta di passaggio del testimone. Un segnale che in quel frangente ben pochi seppero cogliere.

Il tempo ha svelato quel grandioso disegno progettuale il cui autore rimane misterioso. Un architetto in grado di mettere in cantiere non uno, ma addirittura 3 tennisti che sono stati in grado di superare la soglia dei 14 titoli dello Slam: nell’ordine lo svizzero Roger Federer a quota 20, lo spagnolo Rafael Nadal a quota 18 ed il serbo Novak Djokovic a quota 16, dopo l’ultimo fresco successo di Wimbledon.

Oggi tutti inneggiano ai Fab Three, e non più Fab Four, rimasti in 3 a causa della caduta a picco di Andy Murray, giocatore tormentato da seri infortuni fisici che sta tentando di tornare quel che era, anche se lo scozzese di titoli Slam ne ha vinti “soltanto” 3, ma su 11 finali disputate. Stan Wawrinka detiene lo stesso numero di vittorie Majors, 3, ma su 4 finali giocate.

Roger Federer ha centrato in carriera per 8 volte il titolo a Wimbledon. L’edizione 2019 dei Championships poteva incrementare il suo già fenomenale palmares facendogli toccare quota 9, portando a 21 il totale dei successi nelle prove del Grande Slam.

L’elvetico ricorderà a lungo, anche se ha dichiarato di volersi dimenticare in fretta il match di finale visti gli esiti negativi, la situazione di 8-7 e 40 a 15 col servizio a favore nel quinto set. Dopo 4 ore e 10 minuti di lotta poteva chiudere il confronto e godersi la vittoria sollevando la Coppa di Wimbledon, The Gentlemen’s Singles Trophy, introdotta per la prima volta nel lontano 1887 come premio al vincitore del Singolare Maschile. Invece è stato lo spettatore del trionfo di Novak Djokovic.

Il serbo ha dimostrato di essere un grande campione. Senza cedere ai momenti negativi ha innalzato i suoi standard diventando risolutivo e tremendamente consistente nei momenti cruciali della partita. Non si vince un match così importante nella carriera di un giocatore con un bilancio di 204 punti totali contro 2018, cioè ottenendo 14 punti in meno (questo il bilancio di fine match) senza aver messo in saccoccia i “quindici” veramente decisivi nel computo finale. Il Tennis è gioco di attenzione estrema e Nole ha dimostrato quanto sia vera questa affermazione. Tuttavia Roger ha avuto sulla racchetta la palla del successo. Mancava un solo unico punto per poter sollevare quella Coppa tanto agognata, all’età quasi di 38 anni.

Forse qualcosa di incredibilmente ambiguo si è intrufolato nei pensieri di Federer nell’attimo in cui ha servito sul 40-15. Nei due punti precedenti aveva servito due vincenti che dal 15 pari lo avevano spedito al 40-15. I 15.000 spettatori del Central Court erano letteralmente in visibilio. Tutti volevano vedere Re Roger vincere. Questa enorme aspettativa ha invece prodotto l’effetto opposto.

Consapevole del desiderio rovente del momento, Roger ha cacciato out la prima palla di servizio, offrendosi alla risposta di Nole e finendo con lo sbagliare un diritto tirato largo per cercare un vincente immediato. Un attimo dopo sul 40-30 è stato passato dopo una discesa a rete frettolosa e poco efficace.

Colto forse da improvvisa impazienza agonistica è finito col vanificare il vantaggio più fondamentale del match. Lui che ha creato innumerevoli “Momenti Federer” nel corso dei suoi successi divenendo così l’idolo di milioni di fans in giro per il pianeta questa volta ha dilapidato quel momento. Pur continuando a lottare fino al 12 pari del quinto, Roger Federer al Tie Break ha poi pagato duramente lo scotto della grande occasione persa.

Rod Laver nel 2007 sosteneva che “Federer gioca a Tennis nel modo in cui il Tennis deve essere giocato”.

Opinione significativa di un grande personaggio sportivo autorevole, che tuttavia non è sufficiente a spiegare del tutto perché alla fine d’un match così esaltante come è stata la finale di Wimbledon 2019 venga spontaneo porsi questa domanda:

“Come può un tennista della caratura di Federer fallire due match point col servizio a favore nel quinto set durante l’ultima sfida dei Championships ???”.

Anche i semidei ogni tanto tornano alla loro natura carnale, fatta di debolezze e qualche dolore, tali e quali quelle degli umani.

David Foster Wallace diceva: “Mi sento di affermare che il Tennis è lo sport più bello che esista”.

È questa bellezza a creare situazioni al limite così simili a quelle della vita? Chissà. Manteniamoci nel dubbio.

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