Intervista esclusiva a Luca Vanni: “Tornerò presto e proverò a giocare per altri 3 o 4 anni”.

 

Da Cesa in Valdichiana (Arezzo), Fabrizio Salvi

Lo sport è fatto di momenti, di dettagli impercettibili che lasciano il segno e di personaggi. Quelli autentici, quelli che per colpire una pallina in ogni angolo del globo hanno fatto sacrifici e ne faranno ancora, continuando ad inseguire il proprio sogno. Luca Vanni è uno di questi. Un ragazzo che non ha mai smesso di sognare e che fa della pratica quotidiana il mattone col quale erigere la propria casa. E casa sua è il Tennis.

La sua vita sportiva è stata un roller coaster, con alti molto alti e bassi molto bassi (legati agli infortuni), dai quali è sempre stato in grado di riemergere, facendo venir fuori un carattere di ferro e una personalità rimasta genuina nel tempo. Adesso ad attenderlo c’è una nuova sfida, quella della riabilitazione al ginocchio destro che, se qualcuno più in alto di noi vorrà, sarà breve e riconsegnerà a Lucone quello che più gli piace: la competizione, la fatica, il piacere della conquista. Il Tennis.

Ciao Luca, innanzitutto un grosso in bocca al lupo per una pronta guarigione. Quando pensi di poter rientrare a giocare?

“Ciao a te e crepi il lupo. Confido che non sia una cosa molto lunga, diciamo che sarebbe bello rientrare in tempo per le qualificazioni di Wimbledon. Quello che mi dispiace di questa vicenda è che magari potevo farla (l’operazione) un po’ prima, dato che a maggio mi scadono dei punti e rischio di ritrovarmi intorno alla 220esima posizione in classifica. Comunque mi sono operato proprio perché non voglio pensare di smettere e mi piacerebbe giocare altri 3 o 4 anni. Altrimenti sarei potuto andare avanti con gli antidolorifici ancora per un po’ e poi tirare le somme”.

Stai affrontando anche il periodo mentalmente più duro, cioè quello della riabilitazione. Come lo stai vivendo?

“Questa è la fase più noiosa perché devo fare tutta una serie di esercizi da fermo. Più passerà il tempo e più aggiungerò qualche esercizio simpatico. Comunque, credimi, camminare con le stampelle e non poter guidare la macchina sono la rottura più grossa”.

E purtroppo non è la prima volta che sei costretto ad operarti.

“Eh no, mi sono operato una volta al ginocchio sinistro e tre a quello destro. In passato ho anche smesso due volte, ma questa volta qua no, non ci ho nemmeno pensato. Nel 2013 mi ricordo di aver pensato che, a 28 anni, il sogno non si potesse più avverare e fino a quel momento non stavo avendo un percorso professionale così incoraggiante. Comunque non tutti i mali vengono per nuocere; quei sei mesi passati a casa mi hanno fatto scattare la cosiddetta rabbia agonistica, ossia la voglia di arrivare e di dimostrare a me stesso e agli altri quello che valgo”.

Quanto è stata dura risollevarsi in quel periodo li?

“Rispetto alla riabilitazione che sto affrontando adesso, quella del 2013 aveva tempi più lunghi di recupero. Prima di quell’intervento ero stato 270 del ranking e stavo vedendo svanire definitivamente i sogni che avevo da bambino”.

Luca Vanni al Foro Italico @Adelchi Fioriti

E quali erano?

“Sognavo di entrare nei primi 100 giocatori al mondo, di poter giocare nel centrale del Foro Italico e di partecipare agli Slam. Il sogno è sempre stato quello. Mi ricordo che la prima volta che sono andato a Roma da bambino, stavano giocando Edberg e Sampras. Dissi tra me e me che magari un giorno avrei potuto giocarci anche io su quel campo. Crescendo mi capitava spesso di giocare con Federico Luzzi, lui mi diceva sempre che la prima cosa sulla quale mi dovevo focalizzare era quella di entrare nelle qualificazioni degli Slam. Fino all’infortunio non c’ero mai riuscito”.

La prima volta in uno Slam è infatti stata agli Us Open nel 2014. Ce la racconti?

“Era il 2014 e sono passato dalla posizione 850 Atp a 150 e ho giocato la prima qualificazione in uno Slam; è andata malissimo!!! Comunque agli Us Open ho vinto una sola partita in 5 anni, con Taylor Fritz peraltro (2015, 6-3 6-3), e ho sempre giocato male perché i campi sono lenti e non mi sono adattato”.

E poi hai avuto una grande escalation, culminata con la posizione numero 100 Atp e la finale di San Paolo. Come hai vissuto questo grande salto?

“Paradossalmente ho cercato di “non viverlo”. Ho provato a normalizzare la situazione il più possibile. Poi è vero che ci sono dei tornei che sono più affascinanti di altri però, come dico sempre, il campo da Tennis di Wimbledon ha le stesse misure degli altri. La bravura sta nel lasciare che queste cose restino al di fuori. Meno pensi a dove sei e più a cosa devi fare, meglio è”!

A 34 anni come ti piace descriverti?

“Come il gigante buono! Devo sentirmi a casa in ogni posto dove vado, non tanto per il Luca Vanni tennista, ma per la persona. Ho una grande passione per questo sport, una specie di rapporto di odio e amore. Pensa che ho anche pianto per il Tennis”.

In effetti la tua è una storia bella e particolare…

“Nel 2006, a 22 anni, ho smesso e ho iniziato a lavorare. In più facevo qualcosa al Circolo Tennis Giotto e mi allenavo da solo, chiudendo la giornata andando a giocare a pallavolo. Non stavo facendo esattamente la vita di un professionista. Il fatto è che non sopportavo l’idea di essere mantenuto dai miei genitori. Facendo in quel modo stavo bene, giocavo i tornei open con i miei soldi e l’idea era di guadagnare con quello che facevo, come un lavoro normale”.

L’idea che tutto questo possa finire tra qualche anno ti spaventa?

“Si, mi fa paura l’idea di smettere. Quando ci penso è come vedere la fine di un rapporto. Come il troncare di un’amicizia, di un amore. Il Tennis è stata la mia vita, perché è da nove anni che vivo giornalmente pensando a questo. Da bambino il modo di pensarci era diverso, con gli anni è diventata un’altra cosa. Durante la giornata molte cose le faccio in relazione al Tennis. Comunque ti direi che sono più orientato verso fare il maestro di circolo, perché ho voglia di stare a casa! Oggi è così, ma quando sarà il momento di pensarci seriamente magari le cose saranno cambiate. Vedremo. Comunque, anche quando smetterò a livello agonistico, vorrei continuare a giocare i tornei Open e le competizioni a squadre, almeno finché il fisico reggerà. Sicuramente mi piacerebbe rimanere dentro il Tennis, devo solo capire come”.

E li cominceranno altri sogni.

“Una cosa che mi piacerebbe fare è creare un circolo Tennis tutto mio, insieme ad altre persone che mettono la loro professionalità e che lo vogliano vivere attivamente. Non una struttura con 30 campi, ma una che possa crescere gradualmente. Questo mi piacerebbe farlo davvero!”

In chiusura, hai un pensiero che ti va di dedicare ad un altro concittadino, Alessandro Terziani?

“È sempre stato buono, ho anche giocato con lui i tornei delle vallate aretine. Ci sentivamo, anche se non regolarmente. É uno che per il Tennis aretino ha fatto tanto ed era appassionatissimo di questo sport; guardava dagli Australian Open al torneo delle vallate”.

Luca Vanni, il gigante buono che, con i suoi modi gentili e spontanei, riesce a normalizzare il Tennis e a farlo sentire un po’ più vicino a tutti noi. Un ragazzo simpatico, perbene, che merita di trascorrere felicemente gli anni che lo separano al traguardo della carriera. Un augurio di buona guarigione Luca.

Luca Vanni e Fabrizio Salvi dopo l'intervista
Luca Vanni e Fabrizio Salvi dopo l’intervista

I TITOLI DI LUCA VANNI:

2018 Samarkand Challenger (CL);
2016 Segovia Challenger (H); Brescia Challenger (IH); Andria Challenger (IH);
2015 Portoroz Challenger (H);
2014 Italy F1 Futures (IH); Italy F2 Futures (IC); Italy F12 Futures (CL); Italy F13 Futures (CL); Italy F16 Futures (CL); Italy F18 Futures (CL); Italy F21 Futures (CL);
2012 Italy F8 Futures (CL); Italy F13 Futures (CL);
2011 Italy F24 Futures (H);
2010 Switzerland F1 Futures (IC); Italy F24 Futures (CL); Italy F25 Futures (CL);
2008 Ukraine F1 Futures (CL); Ukraine F2 Futures (CL);
2006 Italy F26 Futures (CL);