Alla scoperta di: Giulia Capocci

Di Alessandro Terziani

 

Intervista alla venticinquenne valdarnese Giulia Capocci, campionessa italiana wheelchair e numero 14 mondiale. Sfiorata la partecipazione alle Paralimpiadi di Rio lo scorso anno, il pensiero di Giulia è adesso rivolto a Tokio 2020. Sognando una storica medaglia.

 

Giulia, quando hai iniziato a giocare a tennis?

A 10 anni al Tc Montevarchi con il maestro Andrea Chechi. Nel 2012 ho vinto diversi tornei di 4^ categoria e sono stata promossa alla categoria superiore. Nel frattempo avevo iniziato a collaborare con il mio maestro e avevo conseguito la qualifica di istruttrice PTR e FIT.

 

Poi cosa è successo?

A febbraio 2013 mi sono rotta il menisco e mi sono dovuta operare al ginocchio destro. In fase di riabilitazione ho iniziato gradualmente a perdere la mobilità e la sensibilità della gamba destra, a partire dal piede fino a giungere, nell’arco di un anno, all’anca e al gluteo. Dai sintomi, in un primo momento, mi era stata diagnosticata una malattia rara, un’algodistrofia o CPRS (Sindrome Dolorosa Regionale Complessa). Ma ancora, a oltre quattro anni di distanza, i medici non sono giunti a una diagnosi definitiva. L’unica cosa certa è che a 21 anni mi sono ritrovata su una sedia a rotelle, in fondo a un tunnel buio in cui non scorgevo più la luce.

 

Fino a quando non hai riscoperto la tua grande passione…

Già. Stavo attraversando un periodo di grande depressione quando, quasi per caso, nell’estate 2014 ho assistito a un torneo Wheelchair dove ho fatto amicizia con dei giocatori. Mi hanno invitato a seguirli anche in altri tornei e presto mi sono nuovamente ritrovata con la racchetta in mano. Ho subito capito che il tennis sarebbe stato nuovamente la mia vita.

 

Ti mancava però un circolo dove poterti allenare…

E qui subentra il Ct Giotto di Arezzo che, grazie all’interessamento del Direttore Generale Jacopo Bramanti, mi ha accolto a braccia aperte e con grande entusiasmo. Dal settembre 2015, per un anno e mezzo, mi sono allenata con il maestro Giacomo Grazi e con la preparatrice fisica Ester Baschirotto. Da poco mi sono trasferita a Torino dove mi alleno presso l’Agrisport Il Poggio a Poirino. Il mio staff attuale è composto dal coach Graziano Silingardi, dal preparatore atletico Patrick Comba, dal mental coach Marco Formica, dal coach della nazionale Alberto Setti e dai tecnici di Lab 3.11 per la carrozzina da tennis.

 

Quando hai iniziato ufficialmente la tua seconda carriera tennistica?

Mi sono tesserata a settembre 2015 e a dicembre ho preso parte al mio primo torneo nazionale a Padova. Sono stata inserita nel secondo tabellone maschile ed è stata subito vittoria. Da allora è proseguita in modo intenso la mia attività nazionale e internazionale. Sono arrivati i successi di Brescia e Antibes e la convocazione nella rappresentativa azzurra.

 

Successi culminati con la vittoria in singolo e in doppio ai Campionati Italiani 2016…

Sinceramente speravo di arrivare in finale, ma non pensavo di poter superare Marianna Lauro, numero uno d’Italia e mia compagna in nazionale. Sicuramente il successo che ricordo con maggior piacere.

 

Quest’anno ti sei confermata numero d’Italia e hai scalato la classifica mondiale fino al numero 14…

Si, è stata una stagione di grandi soddisfazioni. Ho vinto 6 tornei ITF (Biel-Bienne, Cuneo, Forlì, Uppsala, Sion, Praga) e il secondo scudetto tricolore consecutivo a Bassano del Grappa. Ho inoltre battuto per la prima volta due top ten mondiali dimostrando di aver raggiunto il loro livello.

 

Rimpianti per non aver potuto partecipare lo scorso anno alle Paralimpiadi di Rio?

Sinceramente, no. Quando è stata stilata la lista dei partecipanti non avevo ancora una classifica internazionale sufficiente. Sarebbe stato bello essere a Rio, ma sarebbe avvenuto tutto troppo in fretta. In fondo, avevo iniziato la mia esperienza nel Wheelchair solo dieci mesi prima.

 

Prossimi obiettivi?

Allenarmi duramente, partecipare ai più importanti tornei internazionali e scalare ulteriormente la classifica mondiale. E nel 2010, a Tokio, giocare le mie prime Olimpiadi con tanta  consapevolezza ed esperienza in più.

 

Cosa ti ha insegnato il tennis in questi anni?

Che nel campo, come nella vita, non bisogna mollare mai.

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